Da bambina non ero esattamente quella super popolare (ero una sfigata raga: mezza siciliana e mezza indiana a Bergamo negli anni della Lega Nord: di che parliamo)
Avevo qualche amica, certo, ma passavo molto più tempo per conto mio. Leggevo tantissimo, mi inventavo storie e, soprattutto, giocavo con le Barbie in un modo che probabilmente avrebbe annoiato chiunque altro.
Più che farle vivere grandi avventure, mi piaceva sistemare la loro casa.
Spostavo i mobili, piegavo i vestitini, immaginavo come sarebbe stata la cucina, il soggiorno, la camera da letto. E mentre lo facevo fantasticavo sulla mia vita da grande. Mi immaginavo una casa ordinata, il lavoro, la libertà di decidere delle mie giornate. Pensavo che essere adulti fosse una specie di traguardo in cui tutto avrebbe finalmente avuto senso, un po’ perché la mia famiglia ha sempre vissuto dei momenti non leggerissimi.
Su una cosa, devo dire, ci avevo visto abbastanza giusto.
La voglia di avere una casa ordinata ce l’ho ancora.
Il risultato… un po’ meno.
Perché vivo con Ale, che amo profondamente, ma che è anche una delle persone più disordinate che conosca. Quindi la casa dei miei sogni esiste… più o meno per quei sette minuti che passano da quando finisco di sistemare a quando lui appoggia qualcosa “solo un attimo” sul tavolo.
Crescendo, però, ho scoperto una cosa che da bambina non avevo proprio considerato -com’è normale che sia-
La vita scorre e lo fa incredibilmente in fretta.
Le settimane diventano mesi, i mesi diventano anni e, quasi senza accorgertene, inizi a guardare il tempo in modo diverso.
Se avete più o meno la mia età, credo che mi capirete. A un certo punto succede una cosa strana: smetti di vedere cambiare solo te e inizi a vedere cambiare anche i tuoi genitori. Li vedi invecchiare ed è orribile, non c’è modo di girarci intorno.
Ed è in quel momento che realizzi una cosa importante: se non impari a trovare la felicità nelle piccole cose, rischi di vivere aspettando sempre il prossimo grande traguardo.
La casa perfetta.
Il lavoro perfetto.
Le vacanze perfette.
Il momento perfetto.
Per questo oggi mi emozionano cose che, da bambina, non avrei mai pensato di mettere nella lista dei miei sogni (oltre alla casa ordinata)
Come trovare il cesto della biancheria finalmente vuoto.
Sentire i miei genitori ogni giorno, anche solo cinque minuti, perché oggi so che niente è davvero scontato.
Aprire l’app unicredit (TRANNE OGGI CHE NON VA MALEDETTI!), pagare tutte le bollette, tutte le tasse, tutte le cose che devono essere pagate e chiudere il computer con quella strana sensazione di leggerezza che solo gli adulti possono capire, specialmente perché anni fa facevo una gran fatica a pagarmi anche un affitto da sola.
Lavorare in proprio e riuscire a vivere del mio lavoro. Ci sono ancora giornate complicate, ovviamente, ma ogni tanto mi fermo e penso che quella bambina che fantasticava sulla sua vita sarebbe orgogliosa.
Riuscire a passare settimane al mare senza dover rinunciare al lavoro. Non perché sia sempre facile, ma perché ho costruito una vita che mi permette di portare il computer con me e godermi comunque il rumore delle onde.
E poi c’è una conquista che non avrei mai pensato di fare: aver trovato un modo di allenarmi che mi piace davvero ed è una cazzata magari ma per una che per anni si è detta di non riuscire praticamente a camminare dritta non è mica male.
La bambina che sistemava la casa delle Barbie immaginava una vita ordinata e devo dire che in qualche modo si, ce l’ho.

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