Non mi capitava da molto di leggere un libro che mi piace al punto da non volerlo finire. È successo con Spigole di Tito Faraci, ad ogni pagina pensavo di volerlo mettere giù per un po’ perché non mi andava proprio di girare l’ultima.

Un’altra cosa che non mi capita quasi mai è quella di leggere libri in italiano ma sono molto felice di essere venuta meno a questa regola non scritta che vige nella mia testa per i motivi descritti al punto uno.

Spigole racconta la storia di uno scrittore di fumetti che non ama più molto il suo lavoro e che forse non l’ha mai amato così tanto.

Si ritrova ogni giorno a dover buttare in avanti una storia per cui non ha più molto da dire e allo stesso tempo passa le giornate a nascondersi da una realtà che non vuole affrontare.

Se non vi siete mai trovati in vita vostra in questa situazione probabilmente empatizzerete meno con il protagonista ma probabilmente siete anche o molto molto giovani o degli automi.

Il racconto parte dal momento in cui Ettore decide di cambiare vita e lasciarsi alle spalle il suo…lavoro.

Ovviamente non fila tutto liscio e si trova quindi ad affrontare un’avventura da fumetto, quasi come quelle scritte da lui, con tanto di amici che gli danno una mano ad investigare, cattivi monocolori e colpi di scena inaspettati.

La descrizione di questa avventura è raccontata con un misto di leggerezza e malinconia che ha reso Spigole il genere di libro che vorresti andasse avanti, che non vuoi si concluda con la risoluzione dell’episodio narrato ma vorresti saperne di più sulle vite dei protagonisti a cui ti sei affezionato in modo naturale e non forzato, non ti devono piacere per forza perché l’autore te lo impone.

C’è una Milano in sottofondo che mi fa venire una nostalgia pazzesca, come se ci avessi vissuto decenni e non ci andassi da mesi.

È scritto in modo da renderlo perfetto come lettura non troppo impegnativa ma è ben strutturato al punto da non essere banale e da non darvi la sensazione di aver buttato il vostro tempo, cosa che odio e per cui ringrazio il cielo di avere come talento il leggere velocissimo.

Insomma, si capisce che mi è piaciuto?

Books: Spigole


Non mi capitava da molto di leggere un libro che mi piace al punto da non volerlo finire. È successo con Spigole di Tito Faraci, ad ogni pagina pensavo di volerlo mettere giù per un po’ perché non mi andava proprio di girare l’ultima.

Un’altra cosa che non mi capita quasi mai è quella di leggere libri in italiano ma sono molto felice di essere venuta meno a questa regola non scritta che vige nella mia testa per i motivi descritti al punto uno.

Spigole racconta la storia di uno scrittore di fumetti che non ama più molto il suo lavoro e che forse non l’ha mai amato così tanto.

Si ritrova ogni giorno a dover buttare in avanti una storia per cui non ha più molto da dire e allo stesso tempo passa le giornate a nascondersi da una realtà che non vuole affrontare.

Se non vi siete mai trovati in vita vostra in questa situazione probabilmente empatizzerete meno con il protagonista ma probabilmente siete anche o molto molto giovani o degli automi.

Il racconto parte dal momento in cui Ettore decide di cambiare vita e lasciarsi alle spalle il suo…lavoro.

Ovviamente non fila tutto liscio e si trova quindi ad affrontare un’avventura da fumetto, quasi come quelle scritte da lui, con tanto di amici che gli danno una mano ad investigare, cattivi monocolori e colpi di scena inaspettati.

La descrizione di questa avventura è raccontata con un misto di leggerezza e malinconia che ha reso Spigole il genere di libro che vorresti andasse avanti, che non vuoi si concluda con la risoluzione dell’episodio narrato ma vorresti saperne di più sulle vite dei protagonisti a cui ti sei affezionato in modo naturale e non forzato, non ti devono piacere per forza perché l’autore te lo impone.

C’è una Milano in sottofondo che mi fa venire una nostalgia pazzesca, come se ci avessi vissuto decenni e non ci andassi da mesi.

È scritto in modo da renderlo perfetto come lettura non troppo impegnativa ma è ben strutturato al punto da non essere banale e da non darvi la sensazione di aver buttato il vostro tempo, cosa che odio e per cui ringrazio il cielo di avere come talento il leggere velocissimo.

Insomma, si capisce che mi è piaciuto?


È raro che io riesca a parlare di un prodotto beauty quando non è fuori produzione ormai. Non sono più la spendacciona di una volta e quindi il mio stash è composto prevalentemente da cose che ho da tempo e non riesco a parlarvi delle ultime novità. Qualche giorno fa però ho comprato un prodotto dal prezzo mini e dal grande potenziale -più che soddisfatto!- che rischia di essere ancora sugli scaffali quindi vi beccate subito un post di prime impressioni sperando possiate ancora trovarlo in vendita.
Ultimamente devo dire che non ho un grandissimo rapporto con i correttori, principalmente diciamo che mi dimentico proprio di metterlo.
Non ne uso per imperfezioni perché tendenzialmente non ne ho e mi basta il fondotinta, la situazione occhiaie non è così tragica ultimamente e spesso porto gli occhiali quindi mi sembra che si notino di meno.
Quando però mi sono fermata a dare un'occhiata allo stand ho visto questa limited edition a base di hemp oil, una delle ultime mode in campo beauty.
L'under eye brightening concealer è disponibile in due colorazioni, io ho preso la più chiara e rosata con l'idea appunto di illuminare la zona del contorno occhi più che di coprirla.
Il colore è un mix di rosa, pesca e beige: perfetto per lo scopo.



Sulla mia pelle si fonde piuttosto bene, andando ad illuminare la zona. La consistenza è piuttosto cremosa, non iperfluida. Io ne applico un pochino con l'applicatore (che è simile a quello dei lipgloss per intenderci) direttamente sulla zona e poi vado a sfumarlo con un pennello perché la trovo la soluzione migliore per distribuire bene il prodotto.
Si presta facilmente allo scopo, asciugandosi non troppo in fretta. L'effetto è veramente illuminante, non cancella le occhiaie delle giornate peggiori ma per delle occhiaie diciamo medie è ben efficace. Non fa nessuna pieghetta fastidiosa e anzi mantiene la zona ben idratata per tutta la giornata senza andarsene. Non sento il bisogno di fissarlo con una cipria specifica, passo anche nel contorno occhi con il pennello che uso per il viso ma senza particolare cura devo dire.
Per il prezzo che ha -attorno ai quattro euro da DM- penso che sia un prodotto che valga la pena provare. Mi ha fatto tornare sicuramente voglia di utilizzare questa tipologia di correttore. Pur non avendo grossi problemi nella zona credo che illuminarla in questo modo sia un tocco in più che non mi dispiace. Ora devo solo ricominciare a mettere il mascara e sono a posto.


First Impressions: Essence High Beauty Under Eye Brightening Concealer


È raro che io riesca a parlare di un prodotto beauty quando non è fuori produzione ormai. Non sono più la spendacciona di una volta e quindi il mio stash è composto prevalentemente da cose che ho da tempo e non riesco a parlarvi delle ultime novità. Qualche giorno fa però ho comprato un prodotto dal prezzo mini e dal grande potenziale -più che soddisfatto!- che rischia di essere ancora sugli scaffali quindi vi beccate subito un post di prime impressioni sperando possiate ancora trovarlo in vendita.
Ultimamente devo dire che non ho un grandissimo rapporto con i correttori, principalmente diciamo che mi dimentico proprio di metterlo.
Non ne uso per imperfezioni perché tendenzialmente non ne ho e mi basta il fondotinta, la situazione occhiaie non è così tragica ultimamente e spesso porto gli occhiali quindi mi sembra che si notino di meno.
Quando però mi sono fermata a dare un'occhiata allo stand ho visto questa limited edition a base di hemp oil, una delle ultime mode in campo beauty.
L'under eye brightening concealer è disponibile in due colorazioni, io ho preso la più chiara e rosata con l'idea appunto di illuminare la zona del contorno occhi più che di coprirla.
Il colore è un mix di rosa, pesca e beige: perfetto per lo scopo.



Sulla mia pelle si fonde piuttosto bene, andando ad illuminare la zona. La consistenza è piuttosto cremosa, non iperfluida. Io ne applico un pochino con l'applicatore (che è simile a quello dei lipgloss per intenderci) direttamente sulla zona e poi vado a sfumarlo con un pennello perché la trovo la soluzione migliore per distribuire bene il prodotto.
Si presta facilmente allo scopo, asciugandosi non troppo in fretta. L'effetto è veramente illuminante, non cancella le occhiaie delle giornate peggiori ma per delle occhiaie diciamo medie è ben efficace. Non fa nessuna pieghetta fastidiosa e anzi mantiene la zona ben idratata per tutta la giornata senza andarsene. Non sento il bisogno di fissarlo con una cipria specifica, passo anche nel contorno occhi con il pennello che uso per il viso ma senza particolare cura devo dire.
Per il prezzo che ha -attorno ai quattro euro da DM- penso che sia un prodotto che valga la pena provare. Mi ha fatto tornare sicuramente voglia di utilizzare questa tipologia di correttore. Pur non avendo grossi problemi nella zona credo che illuminarla in questo modo sia un tocco in più che non mi dispiace. Ora devo solo ricominciare a mettere il mascara e sono a posto.




  1. rasarmi i capelli a zero
  2. diventare vegana
  3. buttarmi con il paracadute
  4. fare una settimana senza trucco per vedere come reagisce la mia pelle
  5. cantare al karaoke
  6. andare in campeggio
  7. contraddire una persona in modo da farle pentire di aver aperto bocca
  8. dire a uno che mi piace per prima
  9. farmi un tatuaggio sul piede
  10. imparare ad andare in bicicletta (era sulla mia bucket list ma siamo seri, non ce la farò mai)
  11. non ridere a un commento che mi fa star male ma dire "oh, mi fai star male"
  12. mettere uno smalto coloratissimo 
  13. tenere il telefono spento per due settimane
  14. fare un viaggio da sola ma un viaggio vero, non due giorni in una città che conosco già
  15. fare un corso di guida sicura per sentirmi più a mio agio in macchina
  16. essere totalmente me stessa per una giornata intera, senza finzione con nessuno

Cose Che Non Avrè Mai Il Coraggio Di Fare Ma Che Mi Sembrano Fighe



  1. rasarmi i capelli a zero
  2. diventare vegana
  3. buttarmi con il paracadute
  4. fare una settimana senza trucco per vedere come reagisce la mia pelle
  5. cantare al karaoke
  6. andare in campeggio
  7. contraddire una persona in modo da farle pentire di aver aperto bocca
  8. dire a uno che mi piace per prima
  9. farmi un tatuaggio sul piede
  10. imparare ad andare in bicicletta (era sulla mia bucket list ma siamo seri, non ce la farò mai)
  11. non ridere a un commento che mi fa star male ma dire "oh, mi fai star male"
  12. mettere uno smalto coloratissimo 
  13. tenere il telefono spento per due settimane
  14. fare un viaggio da sola ma un viaggio vero, non due giorni in una città che conosco già
  15. fare un corso di guida sicura per sentirmi più a mio agio in macchina
  16. essere totalmente me stessa per una giornata intera, senza finzione con nessuno


Oggi mi sono svegliata di cattivo umore.
Mi sono cambiata tre volte, ho cambiato rossetto, ho fatto colazione con delle cose che mi piacciono, ho fatto la mia meditazione positiva.
Niente da fare: nessun cambiamento di mood.
Se mi seguite da un po' sapete che mi sono trasferita in Svizzera quasi quattro anni fa e conoscete probabilmente anche il mio percorso lavorativo.
Saprete anche che i miei genitori vivono a Bergamo e sono fortunata a poterli vedere relativamente spesso. Sono fortunata anche perché ora faccio un lavoro che oltre a piacermi mi dà anche diverse soddisfazioni e perché sta crescendo esponenzialmente in breve tempo.
Sono fortunata per un sacco di cose ma la verità è che mi sento uno straccio comunque.
Non riesco, nemmeno dopo anni a trovarmi bene a Lugano. Ci sono un paio di persone che sono felicissima di aver incontrato e che saranno parte della mia vita per sempre, ci sono i miei "nonni" adottivi che sono una delle presenze più positive della mia esistenza. Però so che vedrei queste persone anche se mi trasferissi e che non sarebbe certo non essere direttamente qui a scalfire l'amore che provo per loro.
La Svizzera funziona per tantissime cose ed è un paese che mi piace per diversi aspetti, solo non sono sicura che faccia per me ecco.
Voglio tornare in Italia? Nemmeno, penso. Però spesso mi trovo a pensare che preferirei mille volte essere vicino ai miei genitori, specialmente dopo la situazione (dopo? durante? insieme a?) Covid-19 e così via.
Non sono stata in grado di creare una mia quotidianità che mi faccia star bene qui e questo probabilmente è dovuto anche al fatto che i primi anni in cui lavoravo nel mio ristorante la mia vita era veramente molto molto stressante.
Ci posso riuscire? Ci voglio riuscire? Non lo so, ecco. Quindi sono qui, di cattivo umore. Sto cercando di capire quale possa essere il prossimo passo (lavoro tre giorni alla settimana qui e quattro sto a Bergamo dai miei? tra sei mesi mi trasferisco a Milano?) con i 29 anni che arrivano tra un mese esatto e un sacco di dubbi per la testa.
Credevo che star qui potesse essere un buon compromesso, un lavoro che mi piace tanto con un ambiente che mi fa sentire accolta nonostante i miei litigi con il capo (a cui voglio molto bene e non lo dico perché mi legge: non ha mai letto il mio blog maledetto) e che mi permette di coltivare le mie passioni e una distanza relativa da casa. Allo stesso tempo però mi trovo ogni giorno a sentirmi sempre più sola e non a mio agio in questo tipo di realtà.
Domani mi passerà e sarò più positiva e troverò la soluzione ideale a cui non avevo pensato? Lo spero molto. Per oggi va così.

Homesickness, vita da expat, altri termini in inglese messi a caso


Oggi mi sono svegliata di cattivo umore.
Mi sono cambiata tre volte, ho cambiato rossetto, ho fatto colazione con delle cose che mi piacciono, ho fatto la mia meditazione positiva.
Niente da fare: nessun cambiamento di mood.
Se mi seguite da un po' sapete che mi sono trasferita in Svizzera quasi quattro anni fa e conoscete probabilmente anche il mio percorso lavorativo.
Saprete anche che i miei genitori vivono a Bergamo e sono fortunata a poterli vedere relativamente spesso. Sono fortunata anche perché ora faccio un lavoro che oltre a piacermi mi dà anche diverse soddisfazioni e perché sta crescendo esponenzialmente in breve tempo.
Sono fortunata per un sacco di cose ma la verità è che mi sento uno straccio comunque.
Non riesco, nemmeno dopo anni a trovarmi bene a Lugano. Ci sono un paio di persone che sono felicissima di aver incontrato e che saranno parte della mia vita per sempre, ci sono i miei "nonni" adottivi che sono una delle presenze più positive della mia esistenza. Però so che vedrei queste persone anche se mi trasferissi e che non sarebbe certo non essere direttamente qui a scalfire l'amore che provo per loro.
La Svizzera funziona per tantissime cose ed è un paese che mi piace per diversi aspetti, solo non sono sicura che faccia per me ecco.
Voglio tornare in Italia? Nemmeno, penso. Però spesso mi trovo a pensare che preferirei mille volte essere vicino ai miei genitori, specialmente dopo la situazione (dopo? durante? insieme a?) Covid-19 e così via.
Non sono stata in grado di creare una mia quotidianità che mi faccia star bene qui e questo probabilmente è dovuto anche al fatto che i primi anni in cui lavoravo nel mio ristorante la mia vita era veramente molto molto stressante.
Ci posso riuscire? Ci voglio riuscire? Non lo so, ecco. Quindi sono qui, di cattivo umore. Sto cercando di capire quale possa essere il prossimo passo (lavoro tre giorni alla settimana qui e quattro sto a Bergamo dai miei? tra sei mesi mi trasferisco a Milano?) con i 29 anni che arrivano tra un mese esatto e un sacco di dubbi per la testa.
Credevo che star qui potesse essere un buon compromesso, un lavoro che mi piace tanto con un ambiente che mi fa sentire accolta nonostante i miei litigi con il capo (a cui voglio molto bene e non lo dico perché mi legge: non ha mai letto il mio blog maledetto) e che mi permette di coltivare le mie passioni e una distanza relativa da casa. Allo stesso tempo però mi trovo ogni giorno a sentirmi sempre più sola e non a mio agio in questo tipo di realtà.
Domani mi passerà e sarò più positiva e troverò la soluzione ideale a cui non avevo pensato? Lo spero molto. Per oggi va così.

"Body positivity is a social movement rooted in the belief that all human beings should have a positive body image, while challenging the ways in which society presents and views the physical body. The movement advocates the acceptance of all bodies regardless of physical ability, size, gender, race, or appearance."

Letto così è bellissimo e mi fa annuire, sempre. Poi nella mia realtà di ogni giorno ecco, non riesco a far mio questo movimento ed applicarlo sul mio di corpo.

Il post di oggi, più che mai, è solo e assolutamente un insieme di opinioni personali. Non voglio sminuire il lavoro fatto da nessuno nel movimento della body positivity e della fat acceptance, non ho motivo per farlo né le competenze necessarie per smentire qualcosa di quello che affermano.
Che io non abbia un rapporto sano e positivo con il mio corpo non è una novità se mi seguite da un po'. È qualcosa su cui devo lavorare? Assolutamente sì. È qualcosa per cui sento che i movimenti di accettazione e amor proprio fanno più male che bene? Anche.
Ho iniziato a sentir parlare di body positivity legati ad immagini di donne grasse, quando ero grassa anche io. 
Non mi ha mai fatta sentire onestamente meglio con me stessa, esattamente come gli stessi difetti che ho io non mi disturbano sulle altre.
Per me pensare di amare il mio corpo no matter what è impossibile, è impossibile anche ora che l'ho radicalmente cambiato figuriamoci prima.
Io sono convintissima che tutti abbiamo il diritto di amare il nostro corpo però e mai mi permetterei di giudicare chi lo fa anche se si discosta dallo standard di bellezza.
Allo stesso tempo vorrei essere libera di dirmi che mi faccio cagare senza che ci sia un'orda che mi dice che allora non ho rispetto di chi ha ben altri difetti e che devo imparare ad accettare anche il mio culo non perfetto e così via.
Che fastidio vi dò se non mi voglio bene? Questo non riesco a capire. Odio il voler imporre agli altri qualcosa a tutti i costi, il voler convincere gli altri di qualcosa di cui non sono convinti e non vogliono esserlo.
Chiaramente non è il caso di tutte le persone che fanno parte di questo movimento ma è onestamente l'attitudine che io percepisco di più, la critica non tanto sottile verso chi non ha abbracciato questa causa.
Può essere un problema legato al mio non volermi bene? Può essere.
È anche vero però che essere critica -non all'ossessione- nei miei confronti mi permette di migliorarmi, con il MIO carattere tenderei se no troppo ad adagiarmi su quel che mi piace e commiserarmi per quello che non mi piace senza far niente però di concreto per cambiare.
Ultimamente la body positivity è stata accolta anche da corpi che ecco, non so come definire per non offendere nessuno. Diciamo convenzionalmente belli, può andare?
Io sono convinta che anche una donna bella possa avere dei difetti o sentirsi brutta quante volte al giorno le va. 
Però vedere le modelle che si lamentano della pancia dopo mangiato quando io ci lotto da anni, boh, non mi aiuta a vedere meglio il movimento.
Sono legittimate a lamentarsi di qualcosa che per loro è un problema? Certo che sì! Mi fa sentire ancora peggio con me stessa? Altrettanto!
Ribadisco per l'ennesima volta, i problemi che ho con il mio corpo trascendono dalla body positivity e non è sicuramente colpa loro se passo giornate a sentirmi uno schifo nonostante tutto quel che faccio per migliorare (dentro e fuori).
Credo però che non sia la panacea per tutti i mali e che chi si fa bandiera di movimenti che trattano argomenti così delicati potrebbe essere meno carro armato quando si tratta delle insicurezze altrui e rispettare che non per tutti la cosa giusta sia quella di seguire i loro insegnamenti.
Con il post di oggi non ce l'ho con nessuno, penso davvero che qualsiasi via per amarsi se funziona per voi e non fa male a nessuno sia quella giusta. Avevo bisogno di parlare un po' con gli amici dentro al mio computer di una cosa che mi sta a cuore, come faccio spesso.

Il mio problema con la body positivity, i difetti e così via


"Body positivity is a social movement rooted in the belief that all human beings should have a positive body image, while challenging the ways in which society presents and views the physical body. The movement advocates the acceptance of all bodies regardless of physical ability, size, gender, race, or appearance."

Letto così è bellissimo e mi fa annuire, sempre. Poi nella mia realtà di ogni giorno ecco, non riesco a far mio questo movimento ed applicarlo sul mio di corpo.

Il post di oggi, più che mai, è solo e assolutamente un insieme di opinioni personali. Non voglio sminuire il lavoro fatto da nessuno nel movimento della body positivity e della fat acceptance, non ho motivo per farlo né le competenze necessarie per smentire qualcosa di quello che affermano.
Che io non abbia un rapporto sano e positivo con il mio corpo non è una novità se mi seguite da un po'. È qualcosa su cui devo lavorare? Assolutamente sì. È qualcosa per cui sento che i movimenti di accettazione e amor proprio fanno più male che bene? Anche.
Ho iniziato a sentir parlare di body positivity legati ad immagini di donne grasse, quando ero grassa anche io. 
Non mi ha mai fatta sentire onestamente meglio con me stessa, esattamente come gli stessi difetti che ho io non mi disturbano sulle altre.
Per me pensare di amare il mio corpo no matter what è impossibile, è impossibile anche ora che l'ho radicalmente cambiato figuriamoci prima.
Io sono convintissima che tutti abbiamo il diritto di amare il nostro corpo però e mai mi permetterei di giudicare chi lo fa anche se si discosta dallo standard di bellezza.
Allo stesso tempo vorrei essere libera di dirmi che mi faccio cagare senza che ci sia un'orda che mi dice che allora non ho rispetto di chi ha ben altri difetti e che devo imparare ad accettare anche il mio culo non perfetto e così via.
Che fastidio vi dò se non mi voglio bene? Questo non riesco a capire. Odio il voler imporre agli altri qualcosa a tutti i costi, il voler convincere gli altri di qualcosa di cui non sono convinti e non vogliono esserlo.
Chiaramente non è il caso di tutte le persone che fanno parte di questo movimento ma è onestamente l'attitudine che io percepisco di più, la critica non tanto sottile verso chi non ha abbracciato questa causa.
Può essere un problema legato al mio non volermi bene? Può essere.
È anche vero però che essere critica -non all'ossessione- nei miei confronti mi permette di migliorarmi, con il MIO carattere tenderei se no troppo ad adagiarmi su quel che mi piace e commiserarmi per quello che non mi piace senza far niente però di concreto per cambiare.
Ultimamente la body positivity è stata accolta anche da corpi che ecco, non so come definire per non offendere nessuno. Diciamo convenzionalmente belli, può andare?
Io sono convinta che anche una donna bella possa avere dei difetti o sentirsi brutta quante volte al giorno le va. 
Però vedere le modelle che si lamentano della pancia dopo mangiato quando io ci lotto da anni, boh, non mi aiuta a vedere meglio il movimento.
Sono legittimate a lamentarsi di qualcosa che per loro è un problema? Certo che sì! Mi fa sentire ancora peggio con me stessa? Altrettanto!
Ribadisco per l'ennesima volta, i problemi che ho con il mio corpo trascendono dalla body positivity e non è sicuramente colpa loro se passo giornate a sentirmi uno schifo nonostante tutto quel che faccio per migliorare (dentro e fuori).
Credo però che non sia la panacea per tutti i mali e che chi si fa bandiera di movimenti che trattano argomenti così delicati potrebbe essere meno carro armato quando si tratta delle insicurezze altrui e rispettare che non per tutti la cosa giusta sia quella di seguire i loro insegnamenti.
Con il post di oggi non ce l'ho con nessuno, penso davvero che qualsiasi via per amarsi se funziona per voi e non fa male a nessuno sia quella giusta. Avevo bisogno di parlare un po' con gli amici dentro al mio computer di una cosa che mi sta a cuore, come faccio spesso.

  1. ricevere un super massaggio alle mani dopo che ti hanno fatto la manicure
  2. una bella notizia per una persona a cui vuoi bene
  3. trovare la frutta che ti piace in offerta ed è anche buona
  4. tornare al mare dopo due anni
  5. leggere un libro che ti coinvolge dopo uno che ti ha fatto schifo
  6. vedere un cagnolino che stato adottato arrivare dalla sua nuova famiglia dopo un lungo viaggio in macchina
  7. il profumo della pizza che ha fatto la mamma
  8. svegliarsi riposati e senza mal di schiena
  9. il temporale dopo giorni a trenta gradi e il sudore da fermi
  10. Choclatim che mi dà tanti i bacini puzzolenti
  11. aver prenotato estetista e parrucchiere
  12. la casa pulita quando si cammina scalzi
  13. aprire un mascara nuovo e vederlo funzionare subito da dio
  14. scrivere una storia che hai in testa da un sacco di anni
  15. un abbraccio strettissimo quando hai detto di non aver voglia di un abbraccio ma in realtà lo vuoi tantissimo
  16. godersi il pane e ricordarsi di com'era miserabile la vita quando non lo mangiavi mai
  17. ricevere complimenti sul lavoro dalla persona da cui non te li saresti mai aspettati
  18. riuscire ad uscire con gli occhiali da vista e non farsi troppo schifo
  19. la biancheria intima nuova
  20. i pomodori che ho piantato durante il lockdown nel terrazzo a casa dei miei
  21. aver risolto un problema di salute piccolo ma che mi dava molte noie
  22. sapere che sta arrivando il mio mese preferito
  23. la solidarietà inaspettata

Ventitre cose che mi piacciono


  1. ricevere un super massaggio alle mani dopo che ti hanno fatto la manicure
  2. una bella notizia per una persona a cui vuoi bene
  3. trovare la frutta che ti piace in offerta ed è anche buona
  4. tornare al mare dopo due anni
  5. leggere un libro che ti coinvolge dopo uno che ti ha fatto schifo
  6. vedere un cagnolino che stato adottato arrivare dalla sua nuova famiglia dopo un lungo viaggio in macchina
  7. il profumo della pizza che ha fatto la mamma
  8. svegliarsi riposati e senza mal di schiena
  9. il temporale dopo giorni a trenta gradi e il sudore da fermi
  10. Choclatim che mi dà tanti i bacini puzzolenti
  11. aver prenotato estetista e parrucchiere
  12. la casa pulita quando si cammina scalzi
  13. aprire un mascara nuovo e vederlo funzionare subito da dio
  14. scrivere una storia che hai in testa da un sacco di anni
  15. un abbraccio strettissimo quando hai detto di non aver voglia di un abbraccio ma in realtà lo vuoi tantissimo
  16. godersi il pane e ricordarsi di com'era miserabile la vita quando non lo mangiavi mai
  17. ricevere complimenti sul lavoro dalla persona da cui non te li saresti mai aspettati
  18. riuscire ad uscire con gli occhiali da vista e non farsi troppo schifo
  19. la biancheria intima nuova
  20. i pomodori che ho piantato durante il lockdown nel terrazzo a casa dei miei
  21. aver risolto un problema di salute piccolo ma che mi dava molte noie
  22. sapere che sta arrivando il mio mese preferito
  23. la solidarietà inaspettata


Immagino di non essere l'unica a cui vengano delle voglie di cibo ben specifiche, tendenzialmente non troppo sane.
Il post -totalmente inutile- di oggi è una lista di tutto quello che mi mangerei volentieri se fossi benedetta da un metabolismo migliore o se me ne fregassi sia della salute che della forma del mio culo.

  1. i fonzies. Non li mangio dal 2015 penso, li vorrei moltissimo.
  2. da quando ho visto la pubblicità dei Grisbì al cocco e al pistacchio ci penso almeno una volta a settimana, non li ho mai provati e forse non lo farò perché nella mia testa sono troppo buoni.
  3. patatine fritte, tantissime patatine fritte. Possibilmente a qualche festa di paese, quando si potranno rifare.
  4. ho mangiato un solo arancin* (così non mi scassate l'anima) quando ero in Sicilia. Decisamente non abbastanza. Vorrei molto quelli della friggitoria da Davide a Palermo, ne ho mangiati un numero imbarazzante di quelli vegani prima del matrimonio della mia amica Elena e li sogno ancora.
  5. i Reese's. Cioccolato e burro d'arachidi, non penso di dover aggiungere altro.
  6. patatine lime e pepe rosa della San Carlo, una delle cose più buone del mondo.
  7. la focaccia che mangiavo al liceo all'intervallo, con mezzo litro di olio.
  8. coconut burfi, un dolce indiano che è tanto burro e poco cocco.
  9. così tanti nachos e guacamole da farci il bagno.
  10. un chilo e mezzo di Galbanino. Che okay probabilmente non è un cibo che fa poi così male ma nelle quantità che vorrei mangiarlo io benissimo non fa.
  11. taaatnisssimi amaretti morbidi, possibilmente della pasticceria Gnocchi a Gallarate da dove li prendeva sempre il mio amico Elio, sono uno dei ricordi più forti che ho legati a lui.
  12. il Cucciolone, ma nel formato di quando ero piccola e non quello mini che fanno ora

Wishlist: Cibo che non fa bene al corpo ma forse all'anima sì


Immagino di non essere l'unica a cui vengano delle voglie di cibo ben specifiche, tendenzialmente non troppo sane.
Il post -totalmente inutile- di oggi è una lista di tutto quello che mi mangerei volentieri se fossi benedetta da un metabolismo migliore o se me ne fregassi sia della salute che della forma del mio culo.

  1. i fonzies. Non li mangio dal 2015 penso, li vorrei moltissimo.
  2. da quando ho visto la pubblicità dei Grisbì al cocco e al pistacchio ci penso almeno una volta a settimana, non li ho mai provati e forse non lo farò perché nella mia testa sono troppo buoni.
  3. patatine fritte, tantissime patatine fritte. Possibilmente a qualche festa di paese, quando si potranno rifare.
  4. ho mangiato un solo arancin* (così non mi scassate l'anima) quando ero in Sicilia. Decisamente non abbastanza. Vorrei molto quelli della friggitoria da Davide a Palermo, ne ho mangiati un numero imbarazzante di quelli vegani prima del matrimonio della mia amica Elena e li sogno ancora.
  5. i Reese's. Cioccolato e burro d'arachidi, non penso di dover aggiungere altro.
  6. patatine lime e pepe rosa della San Carlo, una delle cose più buone del mondo.
  7. la focaccia che mangiavo al liceo all'intervallo, con mezzo litro di olio.
  8. coconut burfi, un dolce indiano che è tanto burro e poco cocco.
  9. così tanti nachos e guacamole da farci il bagno.
  10. un chilo e mezzo di Galbanino. Che okay probabilmente non è un cibo che fa poi così male ma nelle quantità che vorrei mangiarlo io benissimo non fa.
  11. taaatnisssimi amaretti morbidi, possibilmente della pasticceria Gnocchi a Gallarate da dove li prendeva sempre il mio amico Elio, sono uno dei ricordi più forti che ho legati a lui.
  12. il Cucciolone, ma nel formato di quando ero piccola e non quello mini che fanno ora



Vi ho parlato dei miei primissimi passi con lo yoga, con il 30 days of yoga with Adriene e relativo post alla conclusione qui.
Ho pensato di scrivere un post di aggiornamento, per voi ma anche per me stessa, per continuare a documentare quest'avventura.
Sarò sincera: subito dopo aver finito il percorso dei trenta giorni non sono riuscita ad essere costante come avrei voluto.
La scusa è banalmente quella del caldo, nell'appartamento dove sono per ora trovo impossibile fare qualcosa attività fisica. Da qualche settimana però ho portato il mio brutto tappetino in ufficio e grazie all'aria condizionata è tutto molto più semplice.
Sicuramente non potrei mai fare Bikram Yoga, ecco. 
Al momento non sto seguendo un programma definito, mi limito a mettermi lì e a seconda del mio tempo a disposizione (a volte lo faccio in pausa pranzo ed altre a fine giornata) e a cercare un video di Adriene con una durata adeguata.
Così facendo non posso dire di aver imparato chissà quali cose in più negli ultimi mesi, non sto facendo un percorso ragionato come potrei e forse come dovrei.
Però mi sento ogni volta più forte, flessibile e sicura di me in ogni posizione.
Vorrei imparare a fare anche altro? Certo. Però per ora mi beo della sensazione di riuscire a fare qualcosa che implichi muoversi senza odiarne ogni secondo, per me è una cosa nuovissima e una vera gioia.
I benefici sono sempre di più. Non ho più dolori stupidi tra schiena e cervicale, mi sento genericamente molto più forte e riesco a fare meglio anche gli altri esercizi che faccio (sia a corpo libero che con la kettle).
Continua ad essere un validissimo aiuto con la respirazione, aspetto della mia vita che mi crea non poche difficoltà ma sicuramente meno che in passato.
Spero di continuare con costanza come sto facendo ora perché non vorrei rinunciare a una cosa che mi fa stare cos' bene, specialmente perché è una cosa per cui mi basta relativamente poco tempo, spazio e un materassino.

Yoga: un po' di tempo dopo



Vi ho parlato dei miei primissimi passi con lo yoga, con il 30 days of yoga with Adriene e relativo post alla conclusione qui.
Ho pensato di scrivere un post di aggiornamento, per voi ma anche per me stessa, per continuare a documentare quest'avventura.
Sarò sincera: subito dopo aver finito il percorso dei trenta giorni non sono riuscita ad essere costante come avrei voluto.
La scusa è banalmente quella del caldo, nell'appartamento dove sono per ora trovo impossibile fare qualcosa attività fisica. Da qualche settimana però ho portato il mio brutto tappetino in ufficio e grazie all'aria condizionata è tutto molto più semplice.
Sicuramente non potrei mai fare Bikram Yoga, ecco. 
Al momento non sto seguendo un programma definito, mi limito a mettermi lì e a seconda del mio tempo a disposizione (a volte lo faccio in pausa pranzo ed altre a fine giornata) e a cercare un video di Adriene con una durata adeguata.
Così facendo non posso dire di aver imparato chissà quali cose in più negli ultimi mesi, non sto facendo un percorso ragionato come potrei e forse come dovrei.
Però mi sento ogni volta più forte, flessibile e sicura di me in ogni posizione.
Vorrei imparare a fare anche altro? Certo. Però per ora mi beo della sensazione di riuscire a fare qualcosa che implichi muoversi senza odiarne ogni secondo, per me è una cosa nuovissima e una vera gioia.
I benefici sono sempre di più. Non ho più dolori stupidi tra schiena e cervicale, mi sento genericamente molto più forte e riesco a fare meglio anche gli altri esercizi che faccio (sia a corpo libero che con la kettle).
Continua ad essere un validissimo aiuto con la respirazione, aspetto della mia vita che mi crea non poche difficoltà ma sicuramente meno che in passato.
Spero di continuare con costanza come sto facendo ora perché non vorrei rinunciare a una cosa che mi fa stare cos' bene, specialmente perché è una cosa per cui mi basta relativamente poco tempo, spazio e un materassino.


romanticismo
/ro·man·ti·cì·ṣmo/
sostantivo maschile

1.Moto spirituale europeo di notevole complessità che tra la fine del sec. XVIII e i primi decenni del sec. XIX, contrapponendosi all'illuminismo in filosofia e al classicismo in campo artistico e letterario, ripropose, non senza contraddizioni e ambivalenze, l'idea di libertà come fondamentale esigenza dell'individuo, affermando conseguentemente l'importanza ideale della tradizione e del genio dei singoli popoli, l'aspirazione soggettiva alla religiosità, il carattere istintivo e fantastico della creazione artistica e letteraria.
"r. filosofico"

2.La presenza di caratteri propri del romanticismo in determinati esponenti della cultura o dell'arte di quel periodo storico: il r. del Manzoni; estens., l'interpretazione eroica o primitiva delle forze umane e naturali, o anche l'impronta drammatica o patetica riscontrabile in artisti o letterati di altre epoche.
"il r. di Omero"

3.Da una semplificazione estrema dei caratteri del movimento storico, il termine passa a designare ogni atteggiamento o aspetto connesso alle suggestioni e alle aspirazioni vaghe del sentimento, alle commozioni e agli incanti della fantasia.

Posso dirmi sufficientemente ferrata sul romanticismo filosofico e su quello letterario ma meno su quello applicato ai sentimenti.
Se oggi sentiamo dire che una persona è una romantica pensiamo subito tutti che un po' è sfigata, dai. Lo associamo ai baci perugina, alla rosa blu di San Valentino e altre cose che dai no, non fanno per noi.
Ma abbiamo totalmente demolito l'idea di romanticismo perché davvero non ci piace o perché non ci sentiamo legittimati ad averle determinate aspettative?
Quando una ragazza dice di essere felice per un gesto romantico da "poco" che può essere per esempio essere riportata a casa dopo un appuntamento la reazione è "ma come siete abituate?".
Ecco, così.
Non penso di essere particolarmente sfortunata io, ho tantissime amiche con esperienze simili. Il processo di dating è sempre più ridotto a una serie di passaggi obbligati in cui per il romanticismo c'è poco spazio.
Forse è anche perché non si va spesso oltre ai primi due appuntamenti quindi ci si conosce ancora poco e non vogliamo sbilanciarci, nessuno vuole mostrarsi più interessato dell'altro.
Nell'obbligarci a non aspettarci nulla siamo diventati forse tutti un po' più e vuoti e freddi di quel che realmente saremmo, anche.
Io mi rendo conto di essere estremamente romantica con la persona che mi piace ma sotto sotto ho sempre paura di poter risultare eccessiva.
Ho paura di essere appiccicosa, di sembrare troppo bisognosa di attenzioni.
Quindi no certo che non devi riportarmi a casa e me ne vado a piedi. No che non voglio che mi regali dei fiori figurati, poi muoiono che peccato.
Non voglio ammettere che qualcosa di più mi piace, che avere delle attenzioni di un determinato tipo mi fa fare le fusa come un gatto.
È più facile andare nel flow di queste relazioni fluide, senza impegno, in cui si figurati frequentiamo altre dieci persone insieme che vuoi che mi importi.
Meno complesso guardare i gesti d'amore plateali o meno (i flash mob per le proposte di matrimonio non mi piacciono, sia chiaro) che ricevono gli altri e fingere che no, a noi proprio quella roba lì fa schifo.
Se ripenso alle mie relazioni passate però, anche quelle finite male, custodisco con immenso amore i piccoli grandi gesti romantici.
Dalla persona che mi ha aspettata ore sui gradini fuori dell'aula dopo la mia prima giornata di lezione universitaria, al lasciare in giro per la mia stanza dei segni che me l'avrebbero ricordata.
Ecco, ho confessato: sono  romantica e non me ne vergogno (solo un po').

Romanticismo nel 2020 e altre chimere



romanticismo
/ro·man·ti·cì·ṣmo/
sostantivo maschile

1.Moto spirituale europeo di notevole complessità che tra la fine del sec. XVIII e i primi decenni del sec. XIX, contrapponendosi all'illuminismo in filosofia e al classicismo in campo artistico e letterario, ripropose, non senza contraddizioni e ambivalenze, l'idea di libertà come fondamentale esigenza dell'individuo, affermando conseguentemente l'importanza ideale della tradizione e del genio dei singoli popoli, l'aspirazione soggettiva alla religiosità, il carattere istintivo e fantastico della creazione artistica e letteraria.
"r. filosofico"

2.La presenza di caratteri propri del romanticismo in determinati esponenti della cultura o dell'arte di quel periodo storico: il r. del Manzoni; estens., l'interpretazione eroica o primitiva delle forze umane e naturali, o anche l'impronta drammatica o patetica riscontrabile in artisti o letterati di altre epoche.
"il r. di Omero"

3.Da una semplificazione estrema dei caratteri del movimento storico, il termine passa a designare ogni atteggiamento o aspetto connesso alle suggestioni e alle aspirazioni vaghe del sentimento, alle commozioni e agli incanti della fantasia.

Posso dirmi sufficientemente ferrata sul romanticismo filosofico e su quello letterario ma meno su quello applicato ai sentimenti.
Se oggi sentiamo dire che una persona è una romantica pensiamo subito tutti che un po' è sfigata, dai. Lo associamo ai baci perugina, alla rosa blu di San Valentino e altre cose che dai no, non fanno per noi.
Ma abbiamo totalmente demolito l'idea di romanticismo perché davvero non ci piace o perché non ci sentiamo legittimati ad averle determinate aspettative?
Quando una ragazza dice di essere felice per un gesto romantico da "poco" che può essere per esempio essere riportata a casa dopo un appuntamento la reazione è "ma come siete abituate?".
Ecco, così.
Non penso di essere particolarmente sfortunata io, ho tantissime amiche con esperienze simili. Il processo di dating è sempre più ridotto a una serie di passaggi obbligati in cui per il romanticismo c'è poco spazio.
Forse è anche perché non si va spesso oltre ai primi due appuntamenti quindi ci si conosce ancora poco e non vogliamo sbilanciarci, nessuno vuole mostrarsi più interessato dell'altro.
Nell'obbligarci a non aspettarci nulla siamo diventati forse tutti un po' più e vuoti e freddi di quel che realmente saremmo, anche.
Io mi rendo conto di essere estremamente romantica con la persona che mi piace ma sotto sotto ho sempre paura di poter risultare eccessiva.
Ho paura di essere appiccicosa, di sembrare troppo bisognosa di attenzioni.
Quindi no certo che non devi riportarmi a casa e me ne vado a piedi. No che non voglio che mi regali dei fiori figurati, poi muoiono che peccato.
Non voglio ammettere che qualcosa di più mi piace, che avere delle attenzioni di un determinato tipo mi fa fare le fusa come un gatto.
È più facile andare nel flow di queste relazioni fluide, senza impegno, in cui si figurati frequentiamo altre dieci persone insieme che vuoi che mi importi.
Meno complesso guardare i gesti d'amore plateali o meno (i flash mob per le proposte di matrimonio non mi piacciono, sia chiaro) che ricevono gli altri e fingere che no, a noi proprio quella roba lì fa schifo.
Se ripenso alle mie relazioni passate però, anche quelle finite male, custodisco con immenso amore i piccoli grandi gesti romantici.
Dalla persona che mi ha aspettata ore sui gradini fuori dell'aula dopo la mia prima giornata di lezione universitaria, al lasciare in giro per la mia stanza dei segni che me l'avrebbero ricordata.
Ecco, ho confessato: sono  romantica e non me ne vergogno (solo un po').

I post wishlist sono tra quelli che apprezzate di più. 
Non so bene perché ma chi sono io per non accontentarvi! Nel post di oggi una lista di cose che effettivamente mi servirebbero, come reminder per quando vorrò farmi un regalo ma senza prendere minchiate.

-Un reggiseno bianco. Non so come sia possibile amici ma non ho neanche un reggiseno bianco. Mi piace molto il modello Mina di Intimissimi anche se il mio vero sogno sono tutte le bralette di La Perla.

-Il kindle. Non sono mai stata così tanti mesi senza ed è una sofferenza, specialmente ora che non ho praticamente spazio in casa. Mi piace moltissimo il Paperwhite

-Utilizzo Fitbit da cinque anni come vi ho raccontato in un post di qualche tempo fa. Il mio Charge 2 inizia a perdere colpi, sono indecisa se stare sul Charge 4 che è simile a quello che ho ora o qualcosa più vicino ad uno smartwatch come il Versa 2.

-Tutto per lo yoga. Capitemi, è la prima volta che faccio un'attività che mi piace e non perché mi ci sento costretta. Vorrei uno yoga block -anche quello di Tiger, onestamente-, un materassino con un po' più di grip di quello che ho ora e dei completini carini. Non mi servono, lo so, ma li vorrei.

-Le canottiere bianche da uomo di Tezenis. Non giudicatemi, le ho usate per molto tempo e mi mancano.

-Una borraccia che mantenga la temperatura. Negli anni ne ho comprate decine e decine ma tutte più decorative che utili, a conferma che è meglio comprare un prodotto come si deve e basta proprio come dice la mia mamma. Tra le mille opzioni sul mercato però non so proprio cosa scegliere, se anzi avete qualcosa da consigliarmi sono tutta orecchie.

-Della cancelleria carina. Okay, non mi serve e va benissimo il mio quadernetto da cinquanta centesimi di Tiger. Però almeno un'agenda che parta da settembre (il nuovo anno inizia a settembre, siamo d'accordo) la vorrei.

-Dei calzini. Un sacco di calzini neri e corti, belli quelli con gli avocado ma non ci faccio una gran figura.

-Un Silk Epil di ultima generazione. La mia estetista del cuore è a Milano e quindi nonostante io sia team ceretta sempre e per sempre ogni tanto il silk epil lo uso ma il mio inizia a perdere colpi.

Quali sono i vostri desideri puramente materiali del momento? Raccontatemi!

Wishlist: Cose che veramente mi servono


I post wishlist sono tra quelli che apprezzate di più. 
Non so bene perché ma chi sono io per non accontentarvi! Nel post di oggi una lista di cose che effettivamente mi servirebbero, come reminder per quando vorrò farmi un regalo ma senza prendere minchiate.

-Un reggiseno bianco. Non so come sia possibile amici ma non ho neanche un reggiseno bianco. Mi piace molto il modello Mina di Intimissimi anche se il mio vero sogno sono tutte le bralette di La Perla.

-Il kindle. Non sono mai stata così tanti mesi senza ed è una sofferenza, specialmente ora che non ho praticamente spazio in casa. Mi piace moltissimo il Paperwhite

-Utilizzo Fitbit da cinque anni come vi ho raccontato in un post di qualche tempo fa. Il mio Charge 2 inizia a perdere colpi, sono indecisa se stare sul Charge 4 che è simile a quello che ho ora o qualcosa più vicino ad uno smartwatch come il Versa 2.

-Tutto per lo yoga. Capitemi, è la prima volta che faccio un'attività che mi piace e non perché mi ci sento costretta. Vorrei uno yoga block -anche quello di Tiger, onestamente-, un materassino con un po' più di grip di quello che ho ora e dei completini carini. Non mi servono, lo so, ma li vorrei.

-Le canottiere bianche da uomo di Tezenis. Non giudicatemi, le ho usate per molto tempo e mi mancano.

-Una borraccia che mantenga la temperatura. Negli anni ne ho comprate decine e decine ma tutte più decorative che utili, a conferma che è meglio comprare un prodotto come si deve e basta proprio come dice la mia mamma. Tra le mille opzioni sul mercato però non so proprio cosa scegliere, se anzi avete qualcosa da consigliarmi sono tutta orecchie.

-Della cancelleria carina. Okay, non mi serve e va benissimo il mio quadernetto da cinquanta centesimi di Tiger. Però almeno un'agenda che parta da settembre (il nuovo anno inizia a settembre, siamo d'accordo) la vorrei.

-Dei calzini. Un sacco di calzini neri e corti, belli quelli con gli avocado ma non ci faccio una gran figura.

-Un Silk Epil di ultima generazione. La mia estetista del cuore è a Milano e quindi nonostante io sia team ceretta sempre e per sempre ogni tanto il silk epil lo uso ma il mio inizia a perdere colpi.

Quali sono i vostri desideri puramente materiali del momento? Raccontatemi!


La cura per i capelli quando si è al mare tra gli argomenti che più mi appassionano al mondo. Okay forse esagero però ecco, mi piace proprio.
Nel mio gruppo di amiche sono sempre stata quella che al mare ad ogni vacanza portava mille olii e spray, maschere ristrutturanti e così via.
Quest'anno la mia vacanza è stata più improvvisata del solito e non ci ho messo la solita organizzazione meticolosa.
Sono partita con unghie di mani e piedi di due colori diversi, rendiamoci conto.
L'unico prodotto per la cura dei capelli che mi sono portata è l'olio Medì, ristrutturante e lucidante -al momento in offerta  con uno sconto del dieci per cento come tutto il resto della linea-.
Packaging essenziale ma funzionale, come quello di tutti i prodotti che ho avuto modo di provare del brand.
Non nasce come un olio specifico per la protezione dei capelli per salsedine e così via ma secondo me funziona alla grande anche per questo scopo.
Ha sia olio di argan che qualche silicone MA prima che vi agitiate e vi facciate prendere dal panico delle talebane dell'ecobio riflettete.
Se seguite una routine per i capelli completamente bio è evidente che non vorrete usarlo ma se come me vivete in equilibrio tra prodotti super bio e ultimi ritrovati della scienza per me è perfetto, non vedo i siliconi come il demonio e anzi piastrando i capelli relativamente spesso lo trovo utile.
Il profumo di quest'olio è paradisiaco -floreale ma non troppo forte- e la consistenza perfetta: né troppo denso né troppo liquido.
L'ho utilizzato anche prima di partire come olio pre piega e mi è piaciuto molto.
Ne basta pochissimo per rendere i capelli profumati e morbidissimi e mi sembra aiuti anche a mantenerli districati.
Utilizzato al mare però ha dato il meglio di sé.
Quantità sicuramente maggiori e messo su tutte le lunghezze e usato come impacco per ore.
Mi rendo conto che una settimana di mare non sia un mese ma normalmente a fine giornata con gli spray normali protettivi sento comunque il bisogno di fare una bella maschera.
Con l'olio Medì niente di tutto ciò: nel lasso di tempo in cui si asciugavano all'aria dopo il bagno erano morbidissimi e lucidissimi, a fine giornata dopo la doccia perfetti.
Non ho grossi problemi di doppie punte quindi non saprei dirvi per quell'aspetto, però posso dirvi che li rende ancora più lucidi e morbidi di quanto i miei non siano già normalmente.
Insomma, per me prodotto super promosso.
Che rapporto avete coi vostri capelli in vacanza?
Li super curate oppure li lasciate wild e arrivate a fine vacanza che dovete tagliarli? Raccontatemi!

Review: Medì Cosmesi Mediterranea Olio Capelli Ristrutturante e Lucidante


La cura per i capelli quando si è al mare tra gli argomenti che più mi appassionano al mondo. Okay forse esagero però ecco, mi piace proprio.
Nel mio gruppo di amiche sono sempre stata quella che al mare ad ogni vacanza portava mille olii e spray, maschere ristrutturanti e così via.
Quest'anno la mia vacanza è stata più improvvisata del solito e non ci ho messo la solita organizzazione meticolosa.
Sono partita con unghie di mani e piedi di due colori diversi, rendiamoci conto.
L'unico prodotto per la cura dei capelli che mi sono portata è l'olio Medì, ristrutturante e lucidante -al momento in offerta  con uno sconto del dieci per cento come tutto il resto della linea-.
Packaging essenziale ma funzionale, come quello di tutti i prodotti che ho avuto modo di provare del brand.
Non nasce come un olio specifico per la protezione dei capelli per salsedine e così via ma secondo me funziona alla grande anche per questo scopo.
Ha sia olio di argan che qualche silicone MA prima che vi agitiate e vi facciate prendere dal panico delle talebane dell'ecobio riflettete.
Se seguite una routine per i capelli completamente bio è evidente che non vorrete usarlo ma se come me vivete in equilibrio tra prodotti super bio e ultimi ritrovati della scienza per me è perfetto, non vedo i siliconi come il demonio e anzi piastrando i capelli relativamente spesso lo trovo utile.
Il profumo di quest'olio è paradisiaco -floreale ma non troppo forte- e la consistenza perfetta: né troppo denso né troppo liquido.
L'ho utilizzato anche prima di partire come olio pre piega e mi è piaciuto molto.
Ne basta pochissimo per rendere i capelli profumati e morbidissimi e mi sembra aiuti anche a mantenerli districati.
Utilizzato al mare però ha dato il meglio di sé.
Quantità sicuramente maggiori e messo su tutte le lunghezze e usato come impacco per ore.
Mi rendo conto che una settimana di mare non sia un mese ma normalmente a fine giornata con gli spray normali protettivi sento comunque il bisogno di fare una bella maschera.
Con l'olio Medì niente di tutto ciò: nel lasso di tempo in cui si asciugavano all'aria dopo il bagno erano morbidissimi e lucidissimi, a fine giornata dopo la doccia perfetti.
Non ho grossi problemi di doppie punte quindi non saprei dirvi per quell'aspetto, però posso dirvi che li rende ancora più lucidi e morbidi di quanto i miei non siano già normalmente.
Insomma, per me prodotto super promosso.
Che rapporto avete coi vostri capelli in vacanza?
Li super curate oppure li lasciate wild e arrivate a fine vacanza che dovete tagliarli? Raccontatemi!

Eccoci qua, di nuovo a parlare di prodotti finiti.
Un'emozione incredibile, mi rendo conto. Però io sono felice di vedere le cose che finiscono anche se decisamente mi piacerebbe riuscire a terminare più makeup e meno prodotti per la cura di corpo, viso e capelli.
È anche vero che sto terminando anche cose che giacevano nel mio bagno da una vita quindi può andare.
Ho terminato uno shampoo Garnier Fructis all'Aloe Vera che non penso riprenderei, veramente poco degno di nota. 
Non lavava particolarmente bene e non li lasciava morbidi, preferisco decisamente altri prodotti.
Ho finito una crema viso idratante di Kaeso Beauty alla menta e cotone, lasciava la pelle sufficientemente idratata ma probabilmente non abbastanza per l'inverno, non la ricomprerei per questo periodo.
La mia amica Serena mi ha regalato una maschera doppia per la lotta ai pori, con una parte ad effetto caldo e uno freddo, la Where is Pore? di Caolion.
L'ho vista su Amazon ma al momento non  è disponibile ed è veramente un peccato. La pelle rimane liscissima, toglie punti neri, minimizza i pori, è un miracolo praticamente. La adoro!
Ho provato un sample di Lizzie di Lace Beauty, un detergente pazzesco. Mi ha incuriosita veramente tantissimo, quando finirò le varie scorte sarà sicuramente in pole position tra gli acquisti che voglio fare.
Da quando c'è stata la quarantena ho incominciato ad utilizzare veramente con costanza i prodotti per la cura del corpo.
Sono sempre stata molto pigra ma da quando ho iniziato a prendermi cura anche della pelle dopo il collo ecco, i risultati si notano decisamente.
Ho la pelle molto secca ma ormai sembra un ricordo, è veramente sempre morbidissima.
Ho riesumato dai miei cassetti uno scrub al caffè di Nacomi che sono veramente contenta di aver conservato finora.
È una bomba, lascia la pelle morbidissima e secondo me il potere rassodante (unito come sempre a una corretta alimentazione, movimento e tutto il resto) c'è.
Ha anche un profumo favoloso!
Sui vari siti ho visto che questo formato sembra non esserci più ma questo al caffè freddo sembra molto interessante.
Ho terminato un burro corpo della Cien al melone che avevo da fin troppo tempo ma che aveva una consistenza e un odore meravigliosi.
Ne bastava veramente pochissimo per idratare a fondo, mi è piaciuto tanto.
Una lozione per il corpo al latte miele firmato Jenny Estetica  è durato fin troppo poco per i miei gusti, mi piaceva così tanto che l'ho finito in pochissimo tempo.
Alto potere idratante, si assorbiva super in fretta. Fantastico!
Ho finito un burrocacao di Balea che ho amato, ve ne ho parlato qui.
Incredibilmente ho terminato uno degli ombretti in stick di Kiko, il numero 5. Valido fino alla fine e perfetto sia usato da solo che come base per gli ombretti in polvere.
Voi avete finito qualcosa ultimamente? Raccontatemi!

Empties! -67-


Eccoci qua, di nuovo a parlare di prodotti finiti.
Un'emozione incredibile, mi rendo conto. Però io sono felice di vedere le cose che finiscono anche se decisamente mi piacerebbe riuscire a terminare più makeup e meno prodotti per la cura di corpo, viso e capelli.
È anche vero che sto terminando anche cose che giacevano nel mio bagno da una vita quindi può andare.
Ho terminato uno shampoo Garnier Fructis all'Aloe Vera che non penso riprenderei, veramente poco degno di nota. 
Non lavava particolarmente bene e non li lasciava morbidi, preferisco decisamente altri prodotti.
Ho finito una crema viso idratante di Kaeso Beauty alla menta e cotone, lasciava la pelle sufficientemente idratata ma probabilmente non abbastanza per l'inverno, non la ricomprerei per questo periodo.
La mia amica Serena mi ha regalato una maschera doppia per la lotta ai pori, con una parte ad effetto caldo e uno freddo, la Where is Pore? di Caolion.
L'ho vista su Amazon ma al momento non  è disponibile ed è veramente un peccato. La pelle rimane liscissima, toglie punti neri, minimizza i pori, è un miracolo praticamente. La adoro!
Ho provato un sample di Lizzie di Lace Beauty, un detergente pazzesco. Mi ha incuriosita veramente tantissimo, quando finirò le varie scorte sarà sicuramente in pole position tra gli acquisti che voglio fare.
Da quando c'è stata la quarantena ho incominciato ad utilizzare veramente con costanza i prodotti per la cura del corpo.
Sono sempre stata molto pigra ma da quando ho iniziato a prendermi cura anche della pelle dopo il collo ecco, i risultati si notano decisamente.
Ho la pelle molto secca ma ormai sembra un ricordo, è veramente sempre morbidissima.
Ho riesumato dai miei cassetti uno scrub al caffè di Nacomi che sono veramente contenta di aver conservato finora.
È una bomba, lascia la pelle morbidissima e secondo me il potere rassodante (unito come sempre a una corretta alimentazione, movimento e tutto il resto) c'è.
Ha anche un profumo favoloso!
Sui vari siti ho visto che questo formato sembra non esserci più ma questo al caffè freddo sembra molto interessante.
Ho terminato un burro corpo della Cien al melone che avevo da fin troppo tempo ma che aveva una consistenza e un odore meravigliosi.
Ne bastava veramente pochissimo per idratare a fondo, mi è piaciuto tanto.
Una lozione per il corpo al latte miele firmato Jenny Estetica  è durato fin troppo poco per i miei gusti, mi piaceva così tanto che l'ho finito in pochissimo tempo.
Alto potere idratante, si assorbiva super in fretta. Fantastico!
Ho finito un burrocacao di Balea che ho amato, ve ne ho parlato qui.
Incredibilmente ho terminato uno degli ombretti in stick di Kiko, il numero 5. Valido fino alla fine e perfetto sia usato da solo che come base per gli ombretti in polvere.
Voi avete finito qualcosa ultimamente? Raccontatemi!

L’idea di uomo e donna ideali gira da sempre, dalle conversazioni tra amiche agli articoli di giornale alle liste sui social.

Chi sono io per non fare la lista di caratteristiche che deve avere il mio uomo ideale? 


  1. pazienza. Un uomo che perde subito le staffe non fa per me, sono ipersensibile e piango troppo facilmente
  2. voglia di insegnarmi a montare un mobile Ikea. Non voglio che lo faccia lui ma neanche voglio farlo da sola
  3. autonomia in cucina. Posso provare ad imparare a cucinare ma amico mio se ti aspetti che ti conquisti prendendoti per la gola non ci siamo
  4. con un’alimentazione simile alla mia, senza carne. Non mi disturba frequentare persone che la mangiano ma idealmente vorrei che la persona con cui sto avesse il mio stesso grado di sensibilità verso certe tematiche
  5. non troppo party animal. Sono tornata a casa a mezzanotte ieri e continuo a sbadigliare, se volesse uscire tutte le sere non ci vedremmo mai
  6. sportivo. Perché andare a fare il tifo durante le gare è una delle cose più belle che ci siano, fosse anche il torneo di bocce 
  7. con delle belle spalle. Scusate, non ho mai detto che questa lista sarebbe stata particolarmente profonda
  8. che capisca il mio senso dell’umorismo. Non necessariamente deve ridere alle mie battute perché ehi mica fanno ridere ma almeno che le capisca senza guardarmi confuso
  9. con la barba. Vedi punto 7. E poi accarezzare la barba dell’uomo che mi piace è uno dei miei hobby preferiti
  10. leale. Non parlo tanto dell’aspetto fedeltà (anche se l’unico uomo che mi ha tradita aveva una marea di altri difetti, coincidenze?) quanto più di una lealtà in generale dimostrata non solo nei miei confronti
  11. buon guidatore. Perché ho in programma molti road trip ma io voglio fare da navigatore e scegliere la musica
  12. non permaloso. Ci sono già io di permalosa, per esperienza se siamo in due è un loop di musi



Quindi ecco, se conoscete qualcuno che abbia queste caratteristiche vi giro il mio numero.

Il mio uomo ideale: a list


L’idea di uomo e donna ideali gira da sempre, dalle conversazioni tra amiche agli articoli di giornale alle liste sui social.

Chi sono io per non fare la lista di caratteristiche che deve avere il mio uomo ideale? 


  1. pazienza. Un uomo che perde subito le staffe non fa per me, sono ipersensibile e piango troppo facilmente
  2. voglia di insegnarmi a montare un mobile Ikea. Non voglio che lo faccia lui ma neanche voglio farlo da sola
  3. autonomia in cucina. Posso provare ad imparare a cucinare ma amico mio se ti aspetti che ti conquisti prendendoti per la gola non ci siamo
  4. con un’alimentazione simile alla mia, senza carne. Non mi disturba frequentare persone che la mangiano ma idealmente vorrei che la persona con cui sto avesse il mio stesso grado di sensibilità verso certe tematiche
  5. non troppo party animal. Sono tornata a casa a mezzanotte ieri e continuo a sbadigliare, se volesse uscire tutte le sere non ci vedremmo mai
  6. sportivo. Perché andare a fare il tifo durante le gare è una delle cose più belle che ci siano, fosse anche il torneo di bocce 
  7. con delle belle spalle. Scusate, non ho mai detto che questa lista sarebbe stata particolarmente profonda
  8. che capisca il mio senso dell’umorismo. Non necessariamente deve ridere alle mie battute perché ehi mica fanno ridere ma almeno che le capisca senza guardarmi confuso
  9. con la barba. Vedi punto 7. E poi accarezzare la barba dell’uomo che mi piace è uno dei miei hobby preferiti
  10. leale. Non parlo tanto dell’aspetto fedeltà (anche se l’unico uomo che mi ha tradita aveva una marea di altri difetti, coincidenze?) quanto più di una lealtà in generale dimostrata non solo nei miei confronti
  11. buon guidatore. Perché ho in programma molti road trip ma io voglio fare da navigatore e scegliere la musica
  12. non permaloso. Ci sono già io di permalosa, per esperienza se siamo in due è un loop di musi



Quindi ecco, se conoscete qualcuno che abbia queste caratteristiche vi giro il mio numero.

“We create a machine with intelligence and self-awareness and push it out into our imperfect world. Devised along generally rational lines, well disposed to others, such a mind soon finds itself in a hurricane of contradictions. We’ve lived with them and the list wearies us. Millions dying of diseases we know how to cure. Millions living in poverty when there’s enough to go around. We degrade the biosphere when we know it’s our only home. We threaten each other with nuclear weapons when we know where it could lead. We love living things but we permit a mass extinction of species. And all the rest – genocide, torture, enslavement, domestic murder, child abuse, school shootings, rape and scores of daily outrages.”

Machines like me di Ian McEwan.
I romanzi distopici mi piacciono sempre tantissimo e oggi vi parlo dell'ultimo che ho letto.
Ian McEwan è un autore che apprezzo moltissimo in generale, da Sabato ad Espiazione con altri romanzi in mezzo.
Machines like me è ambientato nell'Inghilterra del 1982 ma con un contesto storico molto diverso a quello che effettivamente si è verificato.
Le Falkland sono diventate Las Malvinas, Alan Turing è ancora vivo e l'innovazione tecnologica è arrivata ad un livello inimmaginabile per noi nel 2020.
Il protagonista Charlie ha una discreta cifra da parte che decide di investire nell'acquisto di uno dei primi robot che sembrano riprodurre quasi totalmente gli esseri umani.
Persone artificiali estremamente intelligenti -ovviamente-, a cui il proprietario può scegliere di dare una personalità definita scegliendone ogni caratteristica.
Non l'argomento più originale del mondo della fantascienza lo so benissimo ma uno che mi piace sempre moltissimo.
Lo sviluppo della trama è estremamente interessante, triangolo amoroso incluso, ma quel che più ho apprezzato sono delle riflessioni che ai  fini della storia servono relativamente.
Il ruolo della coscienza, la casualità nella storia, l'intelligenza artificiale. 
La capacità di McEwan di raccontare una storia è immensa, mi sono immersa nelle vite dei protagonisti con immenso piacere.
Mi è piaciuto molto immaginare un'Inghilterra diversa se solo alcune cose fossero andate diversamente e non vi nego che la presenza di Turing tra i personaggi è stata da me molto apprezzata.
Un romanzo cupo, molto intimo e riflessivo.
Avrei voluto approfondisse maggiormente alcune questioni legate ai protagonisti umani del romanzo ma mi rendo anche conto che non fosse proprio il punto della storia.
Lo posso considerare una lettura da vacanza nella misura in cui è così coinvolgente che avere diverse ore libere davanti per poterlo leggere tutto d'un fiato è la cosa migliore che si possa fare.

Books: Machines like me

“We create a machine with intelligence and self-awareness and push it out into our imperfect world. Devised along generally rational lines, well disposed to others, such a mind soon finds itself in a hurricane of contradictions. We’ve lived with them and the list wearies us. Millions dying of diseases we know how to cure. Millions living in poverty when there’s enough to go around. We degrade the biosphere when we know it’s our only home. We threaten each other with nuclear weapons when we know where it could lead. We love living things but we permit a mass extinction of species. And all the rest – genocide, torture, enslavement, domestic murder, child abuse, school shootings, rape and scores of daily outrages.”

Machines like me di Ian McEwan.
I romanzi distopici mi piacciono sempre tantissimo e oggi vi parlo dell'ultimo che ho letto.
Ian McEwan è un autore che apprezzo moltissimo in generale, da Sabato ad Espiazione con altri romanzi in mezzo.
Machines like me è ambientato nell'Inghilterra del 1982 ma con un contesto storico molto diverso a quello che effettivamente si è verificato.
Le Falkland sono diventate Las Malvinas, Alan Turing è ancora vivo e l'innovazione tecnologica è arrivata ad un livello inimmaginabile per noi nel 2020.
Il protagonista Charlie ha una discreta cifra da parte che decide di investire nell'acquisto di uno dei primi robot che sembrano riprodurre quasi totalmente gli esseri umani.
Persone artificiali estremamente intelligenti -ovviamente-, a cui il proprietario può scegliere di dare una personalità definita scegliendone ogni caratteristica.
Non l'argomento più originale del mondo della fantascienza lo so benissimo ma uno che mi piace sempre moltissimo.
Lo sviluppo della trama è estremamente interessante, triangolo amoroso incluso, ma quel che più ho apprezzato sono delle riflessioni che ai  fini della storia servono relativamente.
Il ruolo della coscienza, la casualità nella storia, l'intelligenza artificiale. 
La capacità di McEwan di raccontare una storia è immensa, mi sono immersa nelle vite dei protagonisti con immenso piacere.
Mi è piaciuto molto immaginare un'Inghilterra diversa se solo alcune cose fossero andate diversamente e non vi nego che la presenza di Turing tra i personaggi è stata da me molto apprezzata.
Un romanzo cupo, molto intimo e riflessivo.
Avrei voluto approfondisse maggiormente alcune questioni legate ai protagonisti umani del romanzo ma mi rendo anche conto che non fosse proprio il punto della storia.
Lo posso considerare una lettura da vacanza nella misura in cui è così coinvolgente che avere diverse ore libere davanti per poterlo leggere tutto d'un fiato è la cosa migliore che si possa fare.

La premessa a questo post è: io sono una persona fin troppo politically correct.
Penso delle cose orribili di cui mi vergogno? Mi succede, sì. Le dico ad alta voce? Praticamente mai.
Mi è spesso capitato di discutere con persone a cui voglio bene (mia mamma, per esempio) per queste cose perché odio che vengano espressi giudizi in modo affrettato su persone che non conosciamo, odio gli stereotipi su stazza, etnia e qualsiasi altro aspetto meramente superficiale.
Esagero perché non so farmi due risate? Boh, può darsi. Tendo a non ribattere a tono quando leggo o sento qualcosa che non i piace a meno che non venga da una persona che stimo e che ritengo sia migliore della stupidata detta.
La perplessità che vi esprimo oggi è la necessità di dare la propria opinione sempre e comunque, specie sui social.
Dico sui social perché tendenzialmente se sono al bar a mangiare una brioche non becco un estraneo che si sente libero di dirmi "eh, stai attenta perché ha tante calorie".
Succede invece che sono in Sicilia in vacanza e se metto una foto di una pizza mi arriva il commento "eh stai un po' esagerando eh?". Ora, aldilà dei miei disturbi alimentari e mentali, aldilà dell'effetto che possa avere un commento che sono sicura sia stato detto senza intenti negativi reali, aldilà del fatto che mi sono detta "cazzo ma ho mangiato insalata a tre quarti dei pasti, se metto una pizza devi rompermi i coglioni? ma anche se avessi mangiato solo arancini, devi rompermi i coglioni?" che senso ha?
Questo è veramente un esempio stupidissimo e mi rendo conto che se ha avuto un impatto così grande da pensarci ancora un tot di giorni dopo la "colpa" è mia e sono cose su cui devo lavorare su a prescindere.
Però io mi chiedo, senza rispondermi, perché sia così vitale dire sempre la propria e intromettersi anche in cose ben più private.
Senza andare nell'albo delle mega star mi capita di leggere commenti orrendi sotto a influencer che seguo, insinuazioni spiacevoli, giudizi su come si crescono i figli, commenti sul culo, sulle tette, su come si lavano i denti.
Mi piacerebbe credere che siano tutti pazzi e stronzi quelli che si lasciano andare a questi commenti però non mi sembra sia così.
Sono un'ipocrita perché comunque mi succede di pensare cose brutte e giudicare gli sconosciuti? Può darsi. Se ci fermassimo a riflettere sugli effetti di un commento detto a caso, di un giudizio fuori luogo, di un consiglio non richiesto forse sarebbe meglio.
Non abbiamo tutti la stessa sensibilità, lo capisco.
È così difficile però immaginare che non tutti siano forti e risolti come voi? Capire che a noi non costa niente tenere la bocca chiusa e le mani ferme?
Immagino che questa sia tutta una lamentela inutile, che tra mezz'ora riceverò l'ennesimo commento fuori luogo, che gli stupidi continueranno a insultare gli sconosciuti.
Mi sento meglio per aver scritto questo post? Non particolarmente, però neanche ho dato fastidio a nessuno. Win-win, no? 

Parlare più forte degli altri, il giudizio facile, altre noie


La premessa a questo post è: io sono una persona fin troppo politically correct.
Penso delle cose orribili di cui mi vergogno? Mi succede, sì. Le dico ad alta voce? Praticamente mai.
Mi è spesso capitato di discutere con persone a cui voglio bene (mia mamma, per esempio) per queste cose perché odio che vengano espressi giudizi in modo affrettato su persone che non conosciamo, odio gli stereotipi su stazza, etnia e qualsiasi altro aspetto meramente superficiale.
Esagero perché non so farmi due risate? Boh, può darsi. Tendo a non ribattere a tono quando leggo o sento qualcosa che non i piace a meno che non venga da una persona che stimo e che ritengo sia migliore della stupidata detta.
La perplessità che vi esprimo oggi è la necessità di dare la propria opinione sempre e comunque, specie sui social.
Dico sui social perché tendenzialmente se sono al bar a mangiare una brioche non becco un estraneo che si sente libero di dirmi "eh, stai attenta perché ha tante calorie".
Succede invece che sono in Sicilia in vacanza e se metto una foto di una pizza mi arriva il commento "eh stai un po' esagerando eh?". Ora, aldilà dei miei disturbi alimentari e mentali, aldilà dell'effetto che possa avere un commento che sono sicura sia stato detto senza intenti negativi reali, aldilà del fatto che mi sono detta "cazzo ma ho mangiato insalata a tre quarti dei pasti, se metto una pizza devi rompermi i coglioni? ma anche se avessi mangiato solo arancini, devi rompermi i coglioni?" che senso ha?
Questo è veramente un esempio stupidissimo e mi rendo conto che se ha avuto un impatto così grande da pensarci ancora un tot di giorni dopo la "colpa" è mia e sono cose su cui devo lavorare su a prescindere.
Però io mi chiedo, senza rispondermi, perché sia così vitale dire sempre la propria e intromettersi anche in cose ben più private.
Senza andare nell'albo delle mega star mi capita di leggere commenti orrendi sotto a influencer che seguo, insinuazioni spiacevoli, giudizi su come si crescono i figli, commenti sul culo, sulle tette, su come si lavano i denti.
Mi piacerebbe credere che siano tutti pazzi e stronzi quelli che si lasciano andare a questi commenti però non mi sembra sia così.
Sono un'ipocrita perché comunque mi succede di pensare cose brutte e giudicare gli sconosciuti? Può darsi. Se ci fermassimo a riflettere sugli effetti di un commento detto a caso, di un giudizio fuori luogo, di un consiglio non richiesto forse sarebbe meglio.
Non abbiamo tutti la stessa sensibilità, lo capisco.
È così difficile però immaginare che non tutti siano forti e risolti come voi? Capire che a noi non costa niente tenere la bocca chiusa e le mani ferme?
Immagino che questa sia tutta una lamentela inutile, che tra mezz'ora riceverò l'ennesimo commento fuori luogo, che gli stupidi continueranno a insultare gli sconosciuti.
Mi sento meglio per aver scritto questo post? Non particolarmente, però neanche ho dato fastidio a nessuno. Win-win, no? 


Sono passati tre anni da quando ho scritto un post sulle mie opinioni sulla chirurgia plastica, opinioni che a oggi continuo a sostenere.

In questi tre anni quello che è cambiato è il modo che hanno le persone di percepire la bellezza e cosa sono disposti a fare per ottenerla.

Continuo a sostenere che siamo tutti liberi di fare quel che vogliamo con la nostra faccia e con il nostro corpo, senza grandi limiti se non quelli autoimposti.

Mi fa impressione come l’età per sottoporsi a tanti trattamenti si abbassi sempre di più?

Sì, abbastanza. Principalmente perché penso che io ho cambiato idea così tante volte su quel che avrei voluto fare che boh, chissà se me l'avessero permesso a diciassette anni.

Mi rendo conto che ci sono mille cose che mi farei fare? Anche.

Un po’ è colpa di quei maledetti filtri instagram (i filtri che Federica chiama filtri truffa aggravata) che mi fanno venire complessi anche su quello che prima mi piaceva.

Pensavo di avere un naso carino ma da quando ho visto quanto è più carino più sottile insomma, forse vorrei un rinofiller.

Devo dire che razionalmente poi riesco a fermarmi e dirmi che no, non devo necessariamente stravolgermi i connotati per piacermi di più e che il problema non è quello.

Ci sono però delle cose che vorrei assolutamente fare? Sì! 

Il mio punto debole è sempre stato e sempre sarà la pancia, nonostante i tanti chili persi.

È per me una fonte di frustrazione enorme (sempre premettendo che sono problemi superficiali ecc. ecc.) e sto seriamente considerando di correggerla con degli aiuti esterni.

Nel mio lavoro ora ho avuto la possibilità di conoscere un professionista vero che mi  dà grandissima fiducia per come lavora e per come l’ho visto comportarsi in diverse situazioni.

Ho iniziato a seguire l’aspetto social della Clinica Doryan (per ogni follow un bacini in fronte a voi amici!) e mi sono innamorata dei lavori del Dottor Doria.

Prima ancora di ammirare i suoi prima e dopo favolosi ho avuto modo di apprezzare la sua etica nel mondo della bellezza.

Non vuole imporre uno standard né incoraggia i suoi pazienti a stravolgersi il volto, cerca realmente di aiutarli a trovare quello che più può renderli felici.

È una collaborazione di cui sono contenta e orgogliosa, per tanti motivi.

Con lui e il suo fantastico team ho avuto modo di sentir parlare di procedure molto meno invasive di quelle più conosciute (perlomeno da me!) e devo dire che mi sentirei anche più tranquilla a mettermi nelle mani di qualcuno che prima di tutto mi ascolta.

So che l’argomento della medicina estetica e della chirurgia plastica vi affascina molto, vorrei quindi parlarvene ancora in seguito -il mio sogno vero è di farvi vedere il mio prima e dopo della LESC- e far rispondere alle vostre curiosità sull’argomento dal Dottor Doria.

Qual è la vostra posizione sull’argomento? Vi fareste manipolare in mille modi diversi o naturali a tutti i costi?

Chirurgia, filtri instagram, Clinica Doryan e bla bla bla


Sono passati tre anni da quando ho scritto un post sulle mie opinioni sulla chirurgia plastica, opinioni che a oggi continuo a sostenere.

In questi tre anni quello che è cambiato è il modo che hanno le persone di percepire la bellezza e cosa sono disposti a fare per ottenerla.

Continuo a sostenere che siamo tutti liberi di fare quel che vogliamo con la nostra faccia e con il nostro corpo, senza grandi limiti se non quelli autoimposti.

Mi fa impressione come l’età per sottoporsi a tanti trattamenti si abbassi sempre di più?

Sì, abbastanza. Principalmente perché penso che io ho cambiato idea così tante volte su quel che avrei voluto fare che boh, chissà se me l'avessero permesso a diciassette anni.

Mi rendo conto che ci sono mille cose che mi farei fare? Anche.

Un po’ è colpa di quei maledetti filtri instagram (i filtri che Federica chiama filtri truffa aggravata) che mi fanno venire complessi anche su quello che prima mi piaceva.

Pensavo di avere un naso carino ma da quando ho visto quanto è più carino più sottile insomma, forse vorrei un rinofiller.

Devo dire che razionalmente poi riesco a fermarmi e dirmi che no, non devo necessariamente stravolgermi i connotati per piacermi di più e che il problema non è quello.

Ci sono però delle cose che vorrei assolutamente fare? Sì! 

Il mio punto debole è sempre stato e sempre sarà la pancia, nonostante i tanti chili persi.

È per me una fonte di frustrazione enorme (sempre premettendo che sono problemi superficiali ecc. ecc.) e sto seriamente considerando di correggerla con degli aiuti esterni.

Nel mio lavoro ora ho avuto la possibilità di conoscere un professionista vero che mi  dà grandissima fiducia per come lavora e per come l’ho visto comportarsi in diverse situazioni.

Ho iniziato a seguire l’aspetto social della Clinica Doryan (per ogni follow un bacini in fronte a voi amici!) e mi sono innamorata dei lavori del Dottor Doria.

Prima ancora di ammirare i suoi prima e dopo favolosi ho avuto modo di apprezzare la sua etica nel mondo della bellezza.

Non vuole imporre uno standard né incoraggia i suoi pazienti a stravolgersi il volto, cerca realmente di aiutarli a trovare quello che più può renderli felici.

È una collaborazione di cui sono contenta e orgogliosa, per tanti motivi.

Con lui e il suo fantastico team ho avuto modo di sentir parlare di procedure molto meno invasive di quelle più conosciute (perlomeno da me!) e devo dire che mi sentirei anche più tranquilla a mettermi nelle mani di qualcuno che prima di tutto mi ascolta.

So che l’argomento della medicina estetica e della chirurgia plastica vi affascina molto, vorrei quindi parlarvene ancora in seguito -il mio sogno vero è di farvi vedere il mio prima e dopo della LESC- e far rispondere alle vostre curiosità sull’argomento dal Dottor Doria.

Qual è la vostra posizione sull’argomento? Vi fareste manipolare in mille modi diversi o naturali a tutti i costi?




Sono scomparsa dal blog, lo so. 

Negli ultimi giorni prima di partire -mega spoiler, ah! - ero così stanca e esaurita da non riuscire a trasmettere nulla di positivo.

Non mi piace tendenzialmente scrivere quando non sto bene, a volte mi aiuta a sfogare ma altre mi sembra solo di riversare il male che ho dentro su chi mi legge e proprio non mi va.

Mentre scrivo è il venerdì del mio rientro a casa dopo sette giorni di vacanza e io sono seduta in un parrucchiere di Ortigia trovato un po’ per caso e un po’ grazie a una signora e mi sto beando di quanto bene ho vissuto in queste ultime ore.


Da quando sono partita le domande su instagram su: dove fossi, come fosse quel ristorante, dove alloggiassi, sono state innumerevoli.

Ho pensato quindi di scrivere un post riassuntivo per nominarvi alcuni dei posti che ho amato di più e raccontarvi qualcosa di questi giorni.

Premessa fondamentale: per questa vacanza ho avuto un supporto enorme nella scelta di dove stare, i migliori posti dove mangiare e mille altre cose dalla mia amica Federica e da suo marito Renni (oltre ad aver giocato con la loro meravigliosa bimba Vittoria e il loro cagnolino così brutto che diventa bello, Pollo). 

Lei è tra le persone migliori che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere grazie al web ma mica solo per la guida vacanze.

Altra pemessa iiimportantissima: avevo bisogno di riposare e sono partita con un’amica in perfetta sintonia con il mio mood e non con particolare voglia di fare party.

Quindi non troverete in queste chiacchiere di oggi posti dove fare la famosa movida per intenderci.

Io posso dirvi però che questi giorni che ho passato in vacanza con e grazie a Francesca (mia anima gemella su ogni cosa) mi hanno rimessa al mondo quindi se fate un salto in zona io vi consiglierei davvero di provare almeno qualcuno dei miei suggerimenti.

Dove siamo state? Ad Ortigia! 

Ho avuto modo di visitare la Sicilia in diversi punti in passato (i lettori di vecchia data sanno che la mia mamma è siciliana) ma non ero mai stata in queste zone. Penso possa aver più senso passare magari un paio di giorni qui e poi girare data la posizione strategica ma come vi dicevo noi avevamo bisogno di riposare.


                                         

                                         

                                         

                                         

Prima di tutto, dove ho dormito.

Abbiamo avuto la possibilità di alloggiare in ben due delle suite di The Suites of the Royal Council, una più meravigliosa dell’altra.

La prima più piccola ma perfettamente attrezzata, un letto meraviglioso in cui ho dormito come non facevo da mesi e mesi (non esagero).

Doccia da favola e vista sul meraviglioso duomo di Ortigia.

La seconda suite è ancora più bella, benché io non lo ritenessi possibile. Dalla vista sul mare al divano così bello che lo vorrei in casa, è semplicemente perfetta.

È il tipo di camera che vorrei in viaggio di  nozze diciamo. Se mi sposassi. E se avessi un uomo da sposare.

Ci sono veramente tutti i comfort di cui potete avere bisogno, da un phon extra potente al bollitore Smeg per farvi la tisana (sì, l’ho bevuta anche con 34 gradi).

Queste suites sono vicinissime al Duomo e a due dei caffè dove mangiare delle granite favolose. Più strategico di così!


Per quanto riguarda il cibo non so dove partire, mi sembra di aver mangiato così tante cose buone che ho paura di dimenticarmene qualcuna.

                                                                                           

                                         
Allora, partiamo dal più semplice. C’è un punto vendita CRAI (aspettate!) con una gastronomia interna che si chiama Gusto
 che fa delle insalate favolose. Non sono insalate normali, ci sono le olive siciliane, uno sgombro buonissimo, mille tipi di formaggi goduriosi. Oltre ad alcune proposte standard i due ragazzi al banco si sono sempre dimostrati fin troppo pazienti con la follia mia e di Francesca, creandoci delle meraviglie. Un giorno ho anche mangiato sempre lì un panino provola, pesto di pistacchio, pomodori secchi, melanzane arrosto e sgombro. Ci ho messo sei ore a digerirlo? Sì. Era la cosa più buona del mondo? Anche.

Mi rendo conto sia un suggerimento poco figo e fashion blogger ma oh io un’insalata così buona a 6,50 non l’ho mai mangiata nella vita.

Ho ricevuto dei commenti tipo “ah ma vai in Sicilia e mangi l’insalata” sì ragazzi, che se mangio solo cose pesanti una settimana passo i successivi tre mesi a fustigarmi, che è sbagliato ecc ecc ma di questo parliamo in un altro post.

E poi ci mangiano un sacco di operai e come mia mamma insegna, dove mangia la gente che lavora si mangia bene. 


In una traversa di Piazza Archimede (si dice traversa con le piazze? non so) c’è un posto che si chiama A Putia delle Cose Buone.

Estremamente colorato e allegro, è un piacere anche solo per gli occhi.

I piatti sono abbondanti, colorati e deliziosi. Dalle semplicissime bruschette al pomodoro al pesce spada passando per i primi che ho visto nei tavoli accanto, merita davvero una visita secondo me.


                                           
La mia pizza preferita è la pizza Norma. Ricotta salata, melanzane fritte: mi commuovo solo a pensarci. L’ho mangiata da Anima e Core e posso dirvi con tutta onestà che è veramente la migliore che io abbia mangiato nella vita. 

Sulla pizza di Francesca c’era una burrata fa vo lo sa, a conferma del loro intento di utilizzare ingredienti di alta qualità.

Prezzi molto onesti e personale gentile, consigliato.


Ora che sto scrivendo questo resoconto mi rendo conto di aver mangiato ben due pizze in una settimana, ricordatemelo quando mi lamenterò per la pancia. L’altra pizza in questione l’ho mangiata da Area M, un posto veramente meraviglioso direttamente vista mare.

Partiamo dal cibo. Ho mangiato una pizza che tra formaggio, zucchine e miele era sicuramente un bel po’ impegnativa però veramente tanto buona. Un impasto meno leggero di quello di Anima e Core ma comunque molto buono.

Ho avuto modo di vedere quel che proponeva anche la cucina e devo dire che c’erano diversi piatti molto sfiziosi.

                                               

Nota per noi amiche dell’instagram: nei bagni vengono delle foto pazzesche.


Una cena l’abbiamo passata da Ortigia Fish Bar e per alcune cose mi è piaciuto moltissimo ma per altre meno. Ho letteralmente adorato i peperoni arrosto e l’insalata di finocchi e arance. Meno feeling per i filetti di spatola che sono arrivati fritti e io non li aspettavo così ma hey, comunque non male.

                                               

                                               
Granite! Sotto casa avevamo sia il Caffè Artale (dove ho mangiato anche la meravigliosa brioche) che il Bar Marciante. Sono entrambi famosissimi e certamente li conoscete già almeno di nome.

Non mi sento all’altezza di decretare la migliore, erano entrambe così buone! Ne abbiamo mangiate un paio nel lido dove siamo state quasi ogni giorno, non sono sicura da che bar si fornissero ma so dirvi che erano deliziose. Favolosi anche i gelati Geryanna, ne vorrei uno al cocco ora immediatamente. 


                                             

                                             

                                             

                                             


Ho conservato l’eccellenza per ultima: Don Camillo. Ristorante che il 14 agosto festeggia i 35 anni e che ha rappresentato una delle esperienze culinarie più soddisfacenti della mia vita.

Una location curata ed elegante ma non fredda, un team accogliente ed attento.

Il mio entreé (per gli altri arancino liquido, doveva essere una cosa favolosa) con il pesce nonostante fosse previsto qualcos’altro, il pane fatto in casa buono come poche cose al mondo, una battuta di sgombro da commuoversi, il pesce spada più buono che abbia mai mangiato.

Un insieme di sapori e profumi perfettamente bilanciato e unico, da impazzirci.

Ma poi, i dolci? Io non impazzisco per i dolci, team salato da sempre. Mi sono però fatta tentare da questo tris di assaggi e oh amici come sono felice di averlo fatto.

Non mi fanno impazzire i dolci con la ricotta eppure quel mix di ricotta e pere era così buono che non escludo di essermi commossa.

Il tortino di pistacchio e cioccolato fondente, questa sorta di sacher ma mille volte più buona? Non so spiegarvelo davvero ma so che dovete provarlo. Mi ha fatta egualmente impazzire il gelato di arancia rossa e veramente non ci avrei mai scommesso.

Lo Chef Guarneri è un Maestro e sono molto felice di aver provato la sua cucina, ne ho tessuto le lodi a mia mamma che vuole trarre ispirazione per la sua di cucina, consapevole che sarà la versione più “casalinga”.


A metà tra il bere e il mangiare -almeno per l’esperienza che abbiamo avuto noi, poi ci si possono mangiare cose deliziose da quel che ho visto anche dalle storie di Fede- c’è l’Olivia Natural Bistrot. Ci abbiamo fatto un aperitivo il venerdì sera, giorno della settimana in cui organizzano un aperitivo gourmet veramente interessante. Le proposte del barman sono super intriganti, io mi sono limitata a qualcosa di analcolico perché veramente cotta dal viaggio di partenza ma raramente credo di aver bevuto un analcolico così buono. E il cibo? Dal fiore di zucca ripieno di ricotta alle chips di parmigiano, tutto buonissimo. Tra l’altro proposte tutte vegetariane, non avrei potuto chiedere di meglio.


                                               

                                               

Bere! Dalle stories di Federica e Renni vedevo sempre il Barcollo, ormai per me un punto di riferimento ad Ortigia pur non essendoci mai stata. Renni spesso fa il DJ durante delle serate e l’atmosfera mi è sempre sembrata molto bella, ero molto felice di andarci.

Location estiva pazzesca, accanto all’AreaM e quindi proprio sul mare. Siamo stati lì due volte, una in occasione di una serata rockabilly con una band dal vivo stupenda che ci avrebbe fatto ballare se ci fossimo trattenuti di più ma forse eravamo troppo stanchi chissà. Ora, i cocktail. Andrea è un barman pazzesco, ho bevuto un cocktail che si chiama Ionico così buono ma che non saprei nemmeno descrivervi, posso dirvi che è con gin e peperoncino e probabilmente polvere di fata. Drink presentati alla perfezione e tutti buonissimi, se vi piace sperimentare ve lo consiglio davvero. Vi dico solo che mi ha “convinta” a fare uno shot (rum e gelatina di cocco) per la prima volta dopo boh, sei anni. 


                                                

                                               

                                                

Avete voglia di un aperitivo durante il quale godervi il meraviglioso spettacolo del sole che tramonta nel mare?

La risposta è Mapè. Stessa proprietà della pizzeria Anima e Core di cui parlavo sopra e stessa professionalità.

Mettevi sui divanetti comodissimi, iniziate a guardare lo show del sole e lasciatevi coccolare. Io lì ho preso un bicchiere del mio vino preferito presa dall’emozione che ci fosse (il bianco di nera di Milazzo, legame indistruttibile con delle persone che amo tanto) e Francesca un drink frozen che sembrava dannatamente buono. Tra i vari taglieri di accompagnamento abbiamo scelto quello con la frutta e posso dire che non pensavo che della frutta tagliata potesse essere presentata in modo così carino. Consigliatissimo!


Okay ma il mare?

Il secondo giorno siamo stati nella riserva naturale del Plemmirio e veramente una pace indicibile. Era la mia prima volta sugli scogli ed ero un po’ timorosa ma è uno spettacolo così bello che sono felice di esserci stata.

La domenica eravamo consapevoli del fatto che ci sarebbe stato caos un po’ ovunque e quindi abbiamo optato per spostarci un po’ e andare a Noto, per l’esattezza al Lido Noto Beach.

Dico abbiamo ma la realtà è che Federica, Renni e Vittoria ci hanno portate a spasso viziandoci facendoci scoprire un posto stupendo dove verosimilmente noi non saremmo mai andate da sole essendo senza macchina.

Lettini che sono praticamente più comodi del mio matrimoniale, servizio impeccabile dal momento in cui ti portano l’acqua fresca nei secchielli di ghiaccio e lo shot di granita al limone alla discrezione con cui lo staff si assicura che il cliente sia a suo agio.

Lido perfetto, mare meraviglioso.


                                            

                                           

                                            

La maggior parte del tempo però l’abbiamo passato alle Terrazze di Nettuno, veramente a due passi da “casa”. 

Lettini comodi, scogli ma meno rischio che io mi ammazzassi con la mia goffaggine perché ci sono degli ottimi scalini, personale molto giovane ma molto gentile. 

Mi ci sono trovata veramente bene, se cercate il posto che spara la musica altissima e dove rimorchiare ecco ve lo sconsiglio. Musica indie italiana un po’ malinconica, età media altina quindi poco casino e ragazzi che assecondano il vostro desiderio di ghiaccio tritato? Siete nel posto giusto.


                                            

                                            

                                            

                                            

                                            

 

                                            

                                           

                                           

Cosa si fa ad Ortigia? Come vi dicevo, noi non è che fossimo nel mood di esplorare ogni angolo. Sicuramente un peccato perché si poteva tranquillamente girare un po’ di più di quel che abbiamo fatto ma hey, il 2020 è stato un anno difficile finora.

Io quindi mi rendo conto di aver visto poco -oltre al meraviglioso Caravaggio che mi ha fatto fare un piantino, il Duomo e qualcosa visto quasi più per caso- ma quello che mi sento di dirvi è: camminate con gli occhi all’insù. 

Come dicevo prima, io la Sicilia l’ho girata un po’ ma nella mia esperienza un posto simile non esiste.

Ortigia è un luogo meraviglioso, ogni angolo è ricco di dettagli e magia. Si respira la sua storia ad ogni strada, ad ogni terrazzo decorato in maniera diversa. Camminate tanto, girate, osservate gli edifici, innamoratevi.


Sono sicura ci siano mille guide più efficaci su quel che si può fare, vedere e mangiare in queste zone. So però che per me è stata veramente la vacanza che anelavo da mesi e mesi, piena di attenzioni che neanche mi merito da persone a cui voglio molto bene, in cui ho dormito come non dormivo da un anno e durante la quale mi sono innamorata di un posto nuovo.


Ortigia: Eat, Sleep, Drink.




Sono scomparsa dal blog, lo so. 

Negli ultimi giorni prima di partire -mega spoiler, ah! - ero così stanca e esaurita da non riuscire a trasmettere nulla di positivo.

Non mi piace tendenzialmente scrivere quando non sto bene, a volte mi aiuta a sfogare ma altre mi sembra solo di riversare il male che ho dentro su chi mi legge e proprio non mi va.

Mentre scrivo è il venerdì del mio rientro a casa dopo sette giorni di vacanza e io sono seduta in un parrucchiere di Ortigia trovato un po’ per caso e un po’ grazie a una signora e mi sto beando di quanto bene ho vissuto in queste ultime ore.


Da quando sono partita le domande su instagram su: dove fossi, come fosse quel ristorante, dove alloggiassi, sono state innumerevoli.

Ho pensato quindi di scrivere un post riassuntivo per nominarvi alcuni dei posti che ho amato di più e raccontarvi qualcosa di questi giorni.

Premessa fondamentale: per questa vacanza ho avuto un supporto enorme nella scelta di dove stare, i migliori posti dove mangiare e mille altre cose dalla mia amica Federica e da suo marito Renni (oltre ad aver giocato con la loro meravigliosa bimba Vittoria e il loro cagnolino così brutto che diventa bello, Pollo). 

Lei è tra le persone migliori che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere grazie al web ma mica solo per la guida vacanze.

Altra pemessa iiimportantissima: avevo bisogno di riposare e sono partita con un’amica in perfetta sintonia con il mio mood e non con particolare voglia di fare party.

Quindi non troverete in queste chiacchiere di oggi posti dove fare la famosa movida per intenderci.

Io posso dirvi però che questi giorni che ho passato in vacanza con e grazie a Francesca (mia anima gemella su ogni cosa) mi hanno rimessa al mondo quindi se fate un salto in zona io vi consiglierei davvero di provare almeno qualcuno dei miei suggerimenti.

Dove siamo state? Ad Ortigia! 

Ho avuto modo di visitare la Sicilia in diversi punti in passato (i lettori di vecchia data sanno che la mia mamma è siciliana) ma non ero mai stata in queste zone. Penso possa aver più senso passare magari un paio di giorni qui e poi girare data la posizione strategica ma come vi dicevo noi avevamo bisogno di riposare.


                                         

                                         

                                         

                                         

Prima di tutto, dove ho dormito.

Abbiamo avuto la possibilità di alloggiare in ben due delle suite di The Suites of the Royal Council, una più meravigliosa dell’altra.

La prima più piccola ma perfettamente attrezzata, un letto meraviglioso in cui ho dormito come non facevo da mesi e mesi (non esagero).

Doccia da favola e vista sul meraviglioso duomo di Ortigia.

La seconda suite è ancora più bella, benché io non lo ritenessi possibile. Dalla vista sul mare al divano così bello che lo vorrei in casa, è semplicemente perfetta.

È il tipo di camera che vorrei in viaggio di  nozze diciamo. Se mi sposassi. E se avessi un uomo da sposare.

Ci sono veramente tutti i comfort di cui potete avere bisogno, da un phon extra potente al bollitore Smeg per farvi la tisana (sì, l’ho bevuta anche con 34 gradi).

Queste suites sono vicinissime al Duomo e a due dei caffè dove mangiare delle granite favolose. Più strategico di così!


Per quanto riguarda il cibo non so dove partire, mi sembra di aver mangiato così tante cose buone che ho paura di dimenticarmene qualcuna.

                                                                                           

                                         
Allora, partiamo dal più semplice. C’è un punto vendita CRAI (aspettate!) con una gastronomia interna che si chiama Gusto
 che fa delle insalate favolose. Non sono insalate normali, ci sono le olive siciliane, uno sgombro buonissimo, mille tipi di formaggi goduriosi. Oltre ad alcune proposte standard i due ragazzi al banco si sono sempre dimostrati fin troppo pazienti con la follia mia e di Francesca, creandoci delle meraviglie. Un giorno ho anche mangiato sempre lì un panino provola, pesto di pistacchio, pomodori secchi, melanzane arrosto e sgombro. Ci ho messo sei ore a digerirlo? Sì. Era la cosa più buona del mondo? Anche.

Mi rendo conto sia un suggerimento poco figo e fashion blogger ma oh io un’insalata così buona a 6,50 non l’ho mai mangiata nella vita.

Ho ricevuto dei commenti tipo “ah ma vai in Sicilia e mangi l’insalata” sì ragazzi, che se mangio solo cose pesanti una settimana passo i successivi tre mesi a fustigarmi, che è sbagliato ecc ecc ma di questo parliamo in un altro post.

E poi ci mangiano un sacco di operai e come mia mamma insegna, dove mangia la gente che lavora si mangia bene. 


In una traversa di Piazza Archimede (si dice traversa con le piazze? non so) c’è un posto che si chiama A Putia delle Cose Buone.

Estremamente colorato e allegro, è un piacere anche solo per gli occhi.

I piatti sono abbondanti, colorati e deliziosi. Dalle semplicissime bruschette al pomodoro al pesce spada passando per i primi che ho visto nei tavoli accanto, merita davvero una visita secondo me.


                                           
La mia pizza preferita è la pizza Norma. Ricotta salata, melanzane fritte: mi commuovo solo a pensarci. L’ho mangiata da Anima e Core e posso dirvi con tutta onestà che è veramente la migliore che io abbia mangiato nella vita. 

Sulla pizza di Francesca c’era una burrata fa vo lo sa, a conferma del loro intento di utilizzare ingredienti di alta qualità.

Prezzi molto onesti e personale gentile, consigliato.


Ora che sto scrivendo questo resoconto mi rendo conto di aver mangiato ben due pizze in una settimana, ricordatemelo quando mi lamenterò per la pancia. L’altra pizza in questione l’ho mangiata da Area M, un posto veramente meraviglioso direttamente vista mare.

Partiamo dal cibo. Ho mangiato una pizza che tra formaggio, zucchine e miele era sicuramente un bel po’ impegnativa però veramente tanto buona. Un impasto meno leggero di quello di Anima e Core ma comunque molto buono.

Ho avuto modo di vedere quel che proponeva anche la cucina e devo dire che c’erano diversi piatti molto sfiziosi.

                                               

Nota per noi amiche dell’instagram: nei bagni vengono delle foto pazzesche.


Una cena l’abbiamo passata da Ortigia Fish Bar e per alcune cose mi è piaciuto moltissimo ma per altre meno. Ho letteralmente adorato i peperoni arrosto e l’insalata di finocchi e arance. Meno feeling per i filetti di spatola che sono arrivati fritti e io non li aspettavo così ma hey, comunque non male.

                                               

                                               
Granite! Sotto casa avevamo sia il Caffè Artale (dove ho mangiato anche la meravigliosa brioche) che il Bar Marciante. Sono entrambi famosissimi e certamente li conoscete già almeno di nome.

Non mi sento all’altezza di decretare la migliore, erano entrambe così buone! Ne abbiamo mangiate un paio nel lido dove siamo state quasi ogni giorno, non sono sicura da che bar si fornissero ma so dirvi che erano deliziose. Favolosi anche i gelati Geryanna, ne vorrei uno al cocco ora immediatamente. 


                                             

                                             

                                             

                                             


Ho conservato l’eccellenza per ultima: Don Camillo. Ristorante che il 14 agosto festeggia i 35 anni e che ha rappresentato una delle esperienze culinarie più soddisfacenti della mia vita.

Una location curata ed elegante ma non fredda, un team accogliente ed attento.

Il mio entreé (per gli altri arancino liquido, doveva essere una cosa favolosa) con il pesce nonostante fosse previsto qualcos’altro, il pane fatto in casa buono come poche cose al mondo, una battuta di sgombro da commuoversi, il pesce spada più buono che abbia mai mangiato.

Un insieme di sapori e profumi perfettamente bilanciato e unico, da impazzirci.

Ma poi, i dolci? Io non impazzisco per i dolci, team salato da sempre. Mi sono però fatta tentare da questo tris di assaggi e oh amici come sono felice di averlo fatto.

Non mi fanno impazzire i dolci con la ricotta eppure quel mix di ricotta e pere era così buono che non escludo di essermi commossa.

Il tortino di pistacchio e cioccolato fondente, questa sorta di sacher ma mille volte più buona? Non so spiegarvelo davvero ma so che dovete provarlo. Mi ha fatta egualmente impazzire il gelato di arancia rossa e veramente non ci avrei mai scommesso.

Lo Chef Guarneri è un Maestro e sono molto felice di aver provato la sua cucina, ne ho tessuto le lodi a mia mamma che vuole trarre ispirazione per la sua di cucina, consapevole che sarà la versione più “casalinga”.


A metà tra il bere e il mangiare -almeno per l’esperienza che abbiamo avuto noi, poi ci si possono mangiare cose deliziose da quel che ho visto anche dalle storie di Fede- c’è l’Olivia Natural Bistrot. Ci abbiamo fatto un aperitivo il venerdì sera, giorno della settimana in cui organizzano un aperitivo gourmet veramente interessante. Le proposte del barman sono super intriganti, io mi sono limitata a qualcosa di analcolico perché veramente cotta dal viaggio di partenza ma raramente credo di aver bevuto un analcolico così buono. E il cibo? Dal fiore di zucca ripieno di ricotta alle chips di parmigiano, tutto buonissimo. Tra l’altro proposte tutte vegetariane, non avrei potuto chiedere di meglio.


                                               

                                               

Bere! Dalle stories di Federica e Renni vedevo sempre il Barcollo, ormai per me un punto di riferimento ad Ortigia pur non essendoci mai stata. Renni spesso fa il DJ durante delle serate e l’atmosfera mi è sempre sembrata molto bella, ero molto felice di andarci.

Location estiva pazzesca, accanto all’AreaM e quindi proprio sul mare. Siamo stati lì due volte, una in occasione di una serata rockabilly con una band dal vivo stupenda che ci avrebbe fatto ballare se ci fossimo trattenuti di più ma forse eravamo troppo stanchi chissà. Ora, i cocktail. Andrea è un barman pazzesco, ho bevuto un cocktail che si chiama Ionico così buono ma che non saprei nemmeno descrivervi, posso dirvi che è con gin e peperoncino e probabilmente polvere di fata. Drink presentati alla perfezione e tutti buonissimi, se vi piace sperimentare ve lo consiglio davvero. Vi dico solo che mi ha “convinta” a fare uno shot (rum e gelatina di cocco) per la prima volta dopo boh, sei anni. 


                                                

                                               

                                                

Avete voglia di un aperitivo durante il quale godervi il meraviglioso spettacolo del sole che tramonta nel mare?

La risposta è Mapè. Stessa proprietà della pizzeria Anima e Core di cui parlavo sopra e stessa professionalità.

Mettevi sui divanetti comodissimi, iniziate a guardare lo show del sole e lasciatevi coccolare. Io lì ho preso un bicchiere del mio vino preferito presa dall’emozione che ci fosse (il bianco di nera di Milazzo, legame indistruttibile con delle persone che amo tanto) e Francesca un drink frozen che sembrava dannatamente buono. Tra i vari taglieri di accompagnamento abbiamo scelto quello con la frutta e posso dire che non pensavo che della frutta tagliata potesse essere presentata in modo così carino. Consigliatissimo!


Okay ma il mare?

Il secondo giorno siamo stati nella riserva naturale del Plemmirio e veramente una pace indicibile. Era la mia prima volta sugli scogli ed ero un po’ timorosa ma è uno spettacolo così bello che sono felice di esserci stata.

La domenica eravamo consapevoli del fatto che ci sarebbe stato caos un po’ ovunque e quindi abbiamo optato per spostarci un po’ e andare a Noto, per l’esattezza al Lido Noto Beach.

Dico abbiamo ma la realtà è che Federica, Renni e Vittoria ci hanno portate a spasso viziandoci facendoci scoprire un posto stupendo dove verosimilmente noi non saremmo mai andate da sole essendo senza macchina.

Lettini che sono praticamente più comodi del mio matrimoniale, servizio impeccabile dal momento in cui ti portano l’acqua fresca nei secchielli di ghiaccio e lo shot di granita al limone alla discrezione con cui lo staff si assicura che il cliente sia a suo agio.

Lido perfetto, mare meraviglioso.


                                            

                                           

                                            

La maggior parte del tempo però l’abbiamo passato alle Terrazze di Nettuno, veramente a due passi da “casa”. 

Lettini comodi, scogli ma meno rischio che io mi ammazzassi con la mia goffaggine perché ci sono degli ottimi scalini, personale molto giovane ma molto gentile. 

Mi ci sono trovata veramente bene, se cercate il posto che spara la musica altissima e dove rimorchiare ecco ve lo sconsiglio. Musica indie italiana un po’ malinconica, età media altina quindi poco casino e ragazzi che assecondano il vostro desiderio di ghiaccio tritato? Siete nel posto giusto.


                                            

                                            

                                            

                                            

                                            

 

                                            

                                           

                                           

Cosa si fa ad Ortigia? Come vi dicevo, noi non è che fossimo nel mood di esplorare ogni angolo. Sicuramente un peccato perché si poteva tranquillamente girare un po’ di più di quel che abbiamo fatto ma hey, il 2020 è stato un anno difficile finora.

Io quindi mi rendo conto di aver visto poco -oltre al meraviglioso Caravaggio che mi ha fatto fare un piantino, il Duomo e qualcosa visto quasi più per caso- ma quello che mi sento di dirvi è: camminate con gli occhi all’insù. 

Come dicevo prima, io la Sicilia l’ho girata un po’ ma nella mia esperienza un posto simile non esiste.

Ortigia è un luogo meraviglioso, ogni angolo è ricco di dettagli e magia. Si respira la sua storia ad ogni strada, ad ogni terrazzo decorato in maniera diversa. Camminate tanto, girate, osservate gli edifici, innamoratevi.


Sono sicura ci siano mille guide più efficaci su quel che si può fare, vedere e mangiare in queste zone. So però che per me è stata veramente la vacanza che anelavo da mesi e mesi, piena di attenzioni che neanche mi merito da persone a cui voglio molto bene, in cui ho dormito come non dormivo da un anno e durante la quale mi sono innamorata di un posto nuovo.