Ho molti motivi per essere preoccupata, triste, nervosa. 
Non è che è un periodo difficile, è che la vita lo è e sicuramente non solo la mia.
Ieri e l'altro ieri non ho pubblicato nessun post perché ero così piena di negatività e odio che credo che anche solo leggerlo vi avrebbe fatto male.
Non che oggi vada molto meglio però mi sembra di aver circoscritto almeno un argomento di cui potrebbe aver senso parlare per confrontarsi.
Dicevo, un sacco di motivi per star male. Ma sapete qual è quello che realmente incide di più sul mio umore e che mi fa star male?
La mia immagine allo specchio. 
Ora, con tutto l'amore del mondo, non lo sto scrivendo per avere complimenti perché davvero pur essendovi molto grata non cambia nulla.
Il fatto è che sono costantemente gonfia nonostante io stia mangiando bene e allenandomi, mi chiedo se tornerò ad essere grassa come prima, mi chiedo se le rughe che mi stanno venendo attorno agli occhi sono così visibili per gli altri come per me stessa, se forse non avrei dovuto tagliarmi i capelli che almeno quelli erano sempre belli.
E mi odio.
Mi odio perché vorrei a ventotto anni non dare così tanto peso a come mi stanno i jeans sul culo per essere di buono o di cattivo umore.
Mi odio perché sono consapevole del fatto che non sto facendo nulla di sbagliato per la mia salute e per il mio corpo e che se sono così gonfia costantemente probabilmente è psicosomatico o c'è un'altra radice più profonda e non ha senso prendersela con me stessa ma non ne posso fare a meno.
Mi odio perché lo so che il mio valore non dipende dalla circonferenza delle mie cosce ma me lo chiedo comunque se quel ragazzo non mi ha risposto per quello.
Mi odio perché ho veramente problemi più grossi di cui preoccuparmi e ossessionarmi sul mio aspetto fisico davvero non è per niente produttivo.
Mi odio perché metto like a tutte le pagine body positive del mondo e poi vorrei solo andare da un chirurgo plastico e far sistemare tutto quello che non va e che mi fa schifo.
Mi odio perché vedo un difetto e lo vedo così grande che vedo solo quello e perdo di vista come sono realmente e non lo so più onestamente, non ho consapevolezza del mio aspetto oltre a quello che secondo me fa schifo e che inevitabilmente è  l'unico che vedono anche gli altri.
Mi odio perché non riesco a mettere in pratica tutti i buoni consigli che dò agli altri.
Mi odio perché vorrei essere capace di volermi un po' più bene. 
Mi faccio un sacco di selfie e guardo quelli di due anni fa e mi dico che stavo meglio, che il tracollo è evidente, che non mi sarei dovuta tagliare i capelli, che qualsiasi sia il motivo per cui sono gonfia si manifesta anche sulla mia faccia che è sempre più enorme. 
Vorrei riuscire a guardarmi con l'indulgenza con cui guardo i corpi degli altri perché davvero pur essendo una stronza non mi capita mai di pensare "che cesso", faccio tutta un'altra serie di critiche cattivissime ma sul corpo veramente mai.
Vorrei riuscire a non farmi condizionare dal come vedo la mia faccia allo specchio per vivere la giornata.
Vorrei anche non aver scritto questo post e avervi parlato di qualcosa di più bello e positivo però ecco, oggi va così.
Domani vi parlo di prodotti finiti che probabilmente è più utile ma per oggi abbiate pazienza.

Consapevolezza di sé, ossessione per la nostra stupida faccia e molto altro


Ho molti motivi per essere preoccupata, triste, nervosa. 
Non è che è un periodo difficile, è che la vita lo è e sicuramente non solo la mia.
Ieri e l'altro ieri non ho pubblicato nessun post perché ero così piena di negatività e odio che credo che anche solo leggerlo vi avrebbe fatto male.
Non che oggi vada molto meglio però mi sembra di aver circoscritto almeno un argomento di cui potrebbe aver senso parlare per confrontarsi.
Dicevo, un sacco di motivi per star male. Ma sapete qual è quello che realmente incide di più sul mio umore e che mi fa star male?
La mia immagine allo specchio. 
Ora, con tutto l'amore del mondo, non lo sto scrivendo per avere complimenti perché davvero pur essendovi molto grata non cambia nulla.
Il fatto è che sono costantemente gonfia nonostante io stia mangiando bene e allenandomi, mi chiedo se tornerò ad essere grassa come prima, mi chiedo se le rughe che mi stanno venendo attorno agli occhi sono così visibili per gli altri come per me stessa, se forse non avrei dovuto tagliarmi i capelli che almeno quelli erano sempre belli.
E mi odio.
Mi odio perché vorrei a ventotto anni non dare così tanto peso a come mi stanno i jeans sul culo per essere di buono o di cattivo umore.
Mi odio perché sono consapevole del fatto che non sto facendo nulla di sbagliato per la mia salute e per il mio corpo e che se sono così gonfia costantemente probabilmente è psicosomatico o c'è un'altra radice più profonda e non ha senso prendersela con me stessa ma non ne posso fare a meno.
Mi odio perché lo so che il mio valore non dipende dalla circonferenza delle mie cosce ma me lo chiedo comunque se quel ragazzo non mi ha risposto per quello.
Mi odio perché ho veramente problemi più grossi di cui preoccuparmi e ossessionarmi sul mio aspetto fisico davvero non è per niente produttivo.
Mi odio perché metto like a tutte le pagine body positive del mondo e poi vorrei solo andare da un chirurgo plastico e far sistemare tutto quello che non va e che mi fa schifo.
Mi odio perché vedo un difetto e lo vedo così grande che vedo solo quello e perdo di vista come sono realmente e non lo so più onestamente, non ho consapevolezza del mio aspetto oltre a quello che secondo me fa schifo e che inevitabilmente è  l'unico che vedono anche gli altri.
Mi odio perché non riesco a mettere in pratica tutti i buoni consigli che dò agli altri.
Mi odio perché vorrei essere capace di volermi un po' più bene. 
Mi faccio un sacco di selfie e guardo quelli di due anni fa e mi dico che stavo meglio, che il tracollo è evidente, che non mi sarei dovuta tagliare i capelli, che qualsiasi sia il motivo per cui sono gonfia si manifesta anche sulla mia faccia che è sempre più enorme. 
Vorrei riuscire a guardarmi con l'indulgenza con cui guardo i corpi degli altri perché davvero pur essendo una stronza non mi capita mai di pensare "che cesso", faccio tutta un'altra serie di critiche cattivissime ma sul corpo veramente mai.
Vorrei riuscire a non farmi condizionare dal come vedo la mia faccia allo specchio per vivere la giornata.
Vorrei anche non aver scritto questo post e avervi parlato di qualcosa di più bello e positivo però ecco, oggi va così.
Domani vi parlo di prodotti finiti che probabilmente è più utile ma per oggi abbiate pazienza.



Un aspetto che mi piace del blog è indubbiamente la quantità di confronti e discorsi che ne scaturiscono. Parlo spesso di argomenti frivoli ed amo farlo ma poter parlare anche di altro quando magari mi capita raramente nella vita quotidiana è veramente una grande fortuna.
Chiacchierando a partire da alcuni degli ultimi post è emerso l'argomento amor proprio/egoismo.
Ora, io tendo a mettere davanti ai miei bisogni quelli degli altri.
Non di tutti intendiamoci, non sono sicuramente una santa. Però mi viene veramente naturale prendermi prima cura delle persone a  cui voglio bene e occuparmi dei loro bisogni prima dei miei.
Penso davvero che sia la cosa giusta da fare, non riesco a non farlo se non veramente sforzandomi e alla fine perché frenarmi dal compiere gesti che fanno stare bene le persone che amo?
Negli ultimi tempi però sto cercando di invertire la tendenza e sì prendermi cura delle necessità altrui ma anche delle mie.
Si parla moltissimo di self love e di self care ultimamente.
Da una parte mi piace tanto, mi piace l'idea di una generazione di persone che si amano e si occupano di loro stessi con amore.
Però leggo e vedo anche tante persone che hanno portato questo concetto un po' all'estremo. Perché  secondo me spesso c'è il rischio di mettersi così tanto al primo posto dal vedere solo noi stessi.
Vedo persone che hanno deciso che basta, ci sono solo loro. Non è una scelta che io riuscirei a fare a cuor leggere e secondo me davvero è solo egoismo. 
Credo ci sia qualcosa di male? Non necessariamente. Io non potrei mai comportarmi allo stesso modo perché ho un carattere diametralmente opposto ma non è che sia troppo sano nemmeno il mio di comportamento.
Vorrei solo che non ci si nascondesse dietro al "io mi amo tanto" nei casi in cui la realtà è semplicemente che degli altri non ce ne frega un cazzo.
Per me amarsi vuol dire prendersi cura di sé stessi e non annullarsi per gli altri, mettere dei limiti a quello che diamo perché non siamo dei pozzi infiniti. Vuol dire anche amare gli altri, perché per me far qualcosa di buono per gli altri fa bene anche a noi anche se comporta tempo, fatica ed energie che avremmo potuto dedicare a noi stessi.
Come sempre e in ogni campo ci vorrebbe equilibrio, maledettamente difficile come sempre ma in questo caso più che mai penso valga la pena impegnarsi ad ottenerlo.

Self-love | Selfishness



Un aspetto che mi piace del blog è indubbiamente la quantità di confronti e discorsi che ne scaturiscono. Parlo spesso di argomenti frivoli ed amo farlo ma poter parlare anche di altro quando magari mi capita raramente nella vita quotidiana è veramente una grande fortuna.
Chiacchierando a partire da alcuni degli ultimi post è emerso l'argomento amor proprio/egoismo.
Ora, io tendo a mettere davanti ai miei bisogni quelli degli altri.
Non di tutti intendiamoci, non sono sicuramente una santa. Però mi viene veramente naturale prendermi prima cura delle persone a  cui voglio bene e occuparmi dei loro bisogni prima dei miei.
Penso davvero che sia la cosa giusta da fare, non riesco a non farlo se non veramente sforzandomi e alla fine perché frenarmi dal compiere gesti che fanno stare bene le persone che amo?
Negli ultimi tempi però sto cercando di invertire la tendenza e sì prendermi cura delle necessità altrui ma anche delle mie.
Si parla moltissimo di self love e di self care ultimamente.
Da una parte mi piace tanto, mi piace l'idea di una generazione di persone che si amano e si occupano di loro stessi con amore.
Però leggo e vedo anche tante persone che hanno portato questo concetto un po' all'estremo. Perché  secondo me spesso c'è il rischio di mettersi così tanto al primo posto dal vedere solo noi stessi.
Vedo persone che hanno deciso che basta, ci sono solo loro. Non è una scelta che io riuscirei a fare a cuor leggere e secondo me davvero è solo egoismo. 
Credo ci sia qualcosa di male? Non necessariamente. Io non potrei mai comportarmi allo stesso modo perché ho un carattere diametralmente opposto ma non è che sia troppo sano nemmeno il mio di comportamento.
Vorrei solo che non ci si nascondesse dietro al "io mi amo tanto" nei casi in cui la realtà è semplicemente che degli altri non ce ne frega un cazzo.
Per me amarsi vuol dire prendersi cura di sé stessi e non annullarsi per gli altri, mettere dei limiti a quello che diamo perché non siamo dei pozzi infiniti. Vuol dire anche amare gli altri, perché per me far qualcosa di buono per gli altri fa bene anche a noi anche se comporta tempo, fatica ed energie che avremmo potuto dedicare a noi stessi.
Come sempre e in ogni campo ci vorrebbe equilibrio, maledettamente difficile come sempre ma in questo caso più che mai penso valga la pena impegnarsi ad ottenerlo.

Nella mia condizione di single rassegnata non sono sola. Oltre a Kylie -che benché sia single sembra essersi riavvicinata a Travis Scott ma non sono sicura che siano tornati insieme, non sono più ferrata sul gossip come un tempo- ci sono diverse mie amiche che condividono il mio destino, tra cui la mia amica Lally.
Con lei ci siamo rese conto che spesso quando ci piace qualcuno non è che proprio ci piace, è che ci annoiamo.
Ora, mi rendo conto che non sia una bellissima premessa ma lasciatemi spiegare meglio!
Non è che io sia a casa seduta indecisa se iniziare una nuova serie su Netflix o sbucciare una pesca o frequentare un uomo per tre settimane per poi scaricarlo.
Il fatto è che penso di aver una vita che mi piace abbastanza, sono fiera di me per diversi aspetti, sto imparando e facendo cose nuove ogni giorno.
Però ultimamente questo buco a forma di partner lo sento un po' di più. Mi piacerebbe avere qualcuno con cui condividere alcune cose della mia vita, vorrei una distrazione da quelle brutte e un supporto nei momenti difficili.
Quindi quando entra nella mia vita un uomo magari semplicemente un po' più gentile e con cui mi sento a mio agio dò alla cosa molta più importanza di quello che realmente ne ha.
Sbagliato? Assolutamente sì.
In mia difesa davvero non lo faccio di proposito e mai con l'intenzione di ferire nessuno.
Esco con te, ci frequentiamo, poi mi rendo conto che ti sto facendo perdere tempo e non è giusto quindi ciao.
Forse è perché ho bisogno di attenzioni e ho bisogno di sentirmi desiderata? È la piaga dell'età che avanza e la paura di rimanere da sola con tanti cani?
Cerco di rendermi conto prima di quando mi sto infilando in queste situazioni che non portano a nulla e che rischiano solo di ferire qualcun altro.
Tendenzialmente me ne accorgo a tempo però a volte succede ancora.
Ho conosciuto un uomo qualche settimana fa e mi è piaciuto per circa sei giorni, per poi rendermi conto che mi piaceva più l'idea di passarci del tempo insieme che farlo effettivamente quindi ciao.
Ho paura che questa condizione di noia delle emozioni e dei rapporti mi porti a non essere in grado di rendermi conto quando davvero ne vale la pena.
Conclusa la mia paranoia del martedì mattina vi saluto e mi infilo nell'ennesima giornata lavorativa che mi porterà all'isteria ma anche grandi soddisfazioni.

Mi piace o sono solo molto annoiata?


Nella mia condizione di single rassegnata non sono sola. Oltre a Kylie -che benché sia single sembra essersi riavvicinata a Travis Scott ma non sono sicura che siano tornati insieme, non sono più ferrata sul gossip come un tempo- ci sono diverse mie amiche che condividono il mio destino, tra cui la mia amica Lally.
Con lei ci siamo rese conto che spesso quando ci piace qualcuno non è che proprio ci piace, è che ci annoiamo.
Ora, mi rendo conto che non sia una bellissima premessa ma lasciatemi spiegare meglio!
Non è che io sia a casa seduta indecisa se iniziare una nuova serie su Netflix o sbucciare una pesca o frequentare un uomo per tre settimane per poi scaricarlo.
Il fatto è che penso di aver una vita che mi piace abbastanza, sono fiera di me per diversi aspetti, sto imparando e facendo cose nuove ogni giorno.
Però ultimamente questo buco a forma di partner lo sento un po' di più. Mi piacerebbe avere qualcuno con cui condividere alcune cose della mia vita, vorrei una distrazione da quelle brutte e un supporto nei momenti difficili.
Quindi quando entra nella mia vita un uomo magari semplicemente un po' più gentile e con cui mi sento a mio agio dò alla cosa molta più importanza di quello che realmente ne ha.
Sbagliato? Assolutamente sì.
In mia difesa davvero non lo faccio di proposito e mai con l'intenzione di ferire nessuno.
Esco con te, ci frequentiamo, poi mi rendo conto che ti sto facendo perdere tempo e non è giusto quindi ciao.
Forse è perché ho bisogno di attenzioni e ho bisogno di sentirmi desiderata? È la piaga dell'età che avanza e la paura di rimanere da sola con tanti cani?
Cerco di rendermi conto prima di quando mi sto infilando in queste situazioni che non portano a nulla e che rischiano solo di ferire qualcun altro.
Tendenzialmente me ne accorgo a tempo però a volte succede ancora.
Ho conosciuto un uomo qualche settimana fa e mi è piaciuto per circa sei giorni, per poi rendermi conto che mi piaceva più l'idea di passarci del tempo insieme che farlo effettivamente quindi ciao.
Ho paura che questa condizione di noia delle emozioni e dei rapporti mi porti a non essere in grado di rendermi conto quando davvero ne vale la pena.
Conclusa la mia paranoia del martedì mattina vi saluto e mi infilo nell'ennesima giornata lavorativa che mi porterà all'isteria ma anche grandi soddisfazioni.

The Five People You Meet In Heaven
di Mitch Alborn

Ieri ho passato un paio d'ore bellissime in compagnia del terrazzo a casa dei miei, il sole che mi ha fatta tornare a un colorito che trovo piacevole, il mio cagnolino che si è fatto coccolare e un libro che mi è piaciuto molto.
Io tendo a non pensare troppo alla morte. Non è un argomento che riesco a trattare con facilità, ho chiaramente la consapevolezza che arrivi per tutti ma ecco preferisco non pensarci.
I libri che parlano della morte -e del dopo- non è che normalmente mi attirino molto.
The Five People You Meet In Heaven però mi ha affascinata subito, forse per la ruota panoramica in copertina e per l'amore che ho sempre avuto per i luna park e tutto quel che ci gira intorno.


Questo libro parte dalla morte del protagonista. Eddie ha 83 anni, è il manutentore di un parco divertimenti e non sembra aver avuto una vita particolarmente degna di nota.
L'autore espone questa teoria per cui dopo la morte incontriamo cinque persone che abbiamo conosciuto in vita, già morte, e che ci accolgono in paradiso per spiegarci il perché di tante cose successe durante la nostra esistenza.
Un tema non troppo dissimile da quello dietro ad A Christmas Carol, con la differenza che non c'è tempo per recuperare agli errori e che bisognerà accontentarsi di capire le lezioni una volta tutto finito.
Temevo sarebbe stato un po' troppo retorico e sdolcinato ma non è stato per niente così.
L'ho trovato estremamente dolce e confortante, un modo di dare un po' di senso a cose che non ne hanno molto.
È un libro breve e scorrevole e che vi consiglio assolutamente come lettura estiva che però vi lasci quel qualcosa in più.

Books: The Five People You Meet In Heaven


The Five People You Meet In Heaven
di Mitch Alborn

Ieri ho passato un paio d'ore bellissime in compagnia del terrazzo a casa dei miei, il sole che mi ha fatta tornare a un colorito che trovo piacevole, il mio cagnolino che si è fatto coccolare e un libro che mi è piaciuto molto.
Io tendo a non pensare troppo alla morte. Non è un argomento che riesco a trattare con facilità, ho chiaramente la consapevolezza che arrivi per tutti ma ecco preferisco non pensarci.
I libri che parlano della morte -e del dopo- non è che normalmente mi attirino molto.
The Five People You Meet In Heaven però mi ha affascinata subito, forse per la ruota panoramica in copertina e per l'amore che ho sempre avuto per i luna park e tutto quel che ci gira intorno.


Questo libro parte dalla morte del protagonista. Eddie ha 83 anni, è il manutentore di un parco divertimenti e non sembra aver avuto una vita particolarmente degna di nota.
L'autore espone questa teoria per cui dopo la morte incontriamo cinque persone che abbiamo conosciuto in vita, già morte, e che ci accolgono in paradiso per spiegarci il perché di tante cose successe durante la nostra esistenza.
Un tema non troppo dissimile da quello dietro ad A Christmas Carol, con la differenza che non c'è tempo per recuperare agli errori e che bisognerà accontentarsi di capire le lezioni una volta tutto finito.
Temevo sarebbe stato un po' troppo retorico e sdolcinato ma non è stato per niente così.
L'ho trovato estremamente dolce e confortante, un modo di dare un po' di senso a cose che non ne hanno molto.
È un libro breve e scorrevole e che vi consiglio assolutamente come lettura estiva che però vi lasci quel qualcosa in più.