L’Abbuffata a Marina di Ragusa: il ristorante storico che mi ha sorpresa due volte

Posted on

Ci sono posti che non sono solo posti.

Ci sono ristoranti che entrano nella memoria familiare, semplicemente perché ci sei stata tante volte, in tante estati diverse.

L’Abbuffata, per me, è uno di questi posti.

Non è un ristorante che ho scoperto per caso cercando “dove mangiare a Marina di Ragusa” su Google. Non è una tappa segnata all’ultimo momento su Maps. Non è nemmeno uno di quei posti che scegli perché “ne parlano tutti” o perché hai visto un reel girato bene con una luce perfetta e un piatto scenografico.

L’Abbuffata esisteva nella mia (nostra) vita da ben prima che esistessero i reel. Si scusate io un po’ papà castoro.

Noi abbiamo casa a Marina di Ragusa e, per questo, ci andiamo da tanti anni. È uno di quei nomi che fanno parte della mappa mentale delle vacanze: il mare, le strade che conosci quasi a memoria, il caldo della sera, la fame dopo una giornata in spiaggia, i posti dove sai che prima o poi finirai, almneo una volta a estate.

L’Abbuffata è un ristorante storico di Marina di Ragusa, aperto dal 1990.

Io, nella mia memoria, lo ricordavo come un classico ristorante anni Novanta. Uno di quei locali dove si andava a mangiare una buona pizza senza troppe complicazioni, con un menu semplice, rassicurante, familiare. Un posto da serata tranquilla, non da grande aspettativa gastronomica.

E forse proprio per questo, qualche anno fa, quando ci sono tornata con Ale pensando semplicemente di mangiarmi una buona pizza, non ero minimamente preparata alla sorpresa.

Da classico ristorante anni Novanta a locale rinnovato

E invece, entrando, ho visto che mi sbagliavo moltissimo.

L’Abbuffata non era più solo il ristorante-pizzeria che ricordavo. Era stato rinnovato. Ma non rinnovato nel senso freddo, patinato, impersonale, di certi locali che a forza di voler sembrare contemporanei perdono qualsiasi anima (si, sto pensando a un paio di nomi in particolare)

No.

Era diventato più elegante, più curato, più attuale. Ma senza essere eccessivo. Senza quella voglia un po’ stancante di dimostrare qualcosa a tutti i costi.

Il menu era completamente diverso da come lo ricordavo: più ricercato, più gourmet, più sorprendente. Piatti pensati, abbinamenti inaspettati, una direzione molto più contemporanea.

Eppure, la cosa più bella è stata un’altra.

Le pizze erano ancora buone proprio come me le ricordavo.

Questa, secondo me, è una delle cose più difficili da fare quando un locale storico decide di rinnovarsi: cambiare senza tradire. Portare qualcosa di nuovo senza cancellare ciò che lo ha reso riconoscibile per anni. Dare una nuova forma a una storia, ma lasciarle il sapore di prima dove serve. Perché quella Norma io me la sogno tutto l’anno.

Quella sera con Ale mi ero detta: devo tornarci anche per provare la cucina.
E così, in questi giorni, visto che sono a Marina di Ragusa con i miei, ho pensato che fosse arrivato il momento giusto. Non con Ale, questa volta. Con mia mamma.

Che è, contemporaneamente, la critica più severa e la persona che mi ha insegnato l’amore per il cibo.

Andare a cena con mia mamma, la mia critica gastronomica più severa

Mia mamma non è una di quelle persone che si lascia impressionare facilmente.

Può apprezzare tantissimo un piatto, ma deve davvero convincerla. Non basta che sia bello. Non basta che sia “particolare”. Non basta che ci siano ingredienti importanti o una presentazione curata.

Deve essere buono, buono come i piatti che faceva lei da MonnaLisa.

Perché oggi, soprattutto quando si parla di cucina più ricercata, il rischio è sempre quello: piatti molto pensati, molto costruiti, molto fotografabili, ma che poi al palato non arrivano davvero.

E infatti la cena è iniziata nel modo più semplice e, per me, più potente possibile: pane e olio.

Pane e olio: il cibo degli dei

La degustazione di pane e olio, per me, è sempre una dichiarazione d’amore.

Lo so, sembra una cosa piccola. Ma ci sono cose piccole che raccontano tutto.

Pane e olio, per me, sono da sempre cibo degli dei. Non nel senso poetico e un po’ astratto del termine. Proprio nel senso più concreto, infantile, fisico. Una cosa che mi fa stare bene prima ancora di assaggiarla.

Fun fact, ma nemmeno troppo: quando da piccola mi ammalavo e per un po’ non riuscivo a mangiare, la prima cosa che mia mamma mi preparava quando iniziavo a stare meglio era pane caldo, olio e origano.

Tutto siciliano, ovviamente.

Pane caldo. Olio buono. Origano.

Quindi iniziare una cena con una degustazione di pane e olio, soprattutto in Sicilia, soprattutto con mia mamma davanti, per me è stato già un piccolo viaggio sentimentale.

E, come spesso succede, quando l’inizio è così semplice ma così giusto, ti mette nella predisposizione migliore per tutto il resto.

L’Abbuffata di Mare: un antipasto che ci ha conquistate

Come antipasto abbiamo preso L’Abbuffata di Mare.

E qui lo dico subito: ci ha fatto impazzire.

È stato uno di quei piatti che ti fanno parlare mentre mangi. Che ti fanno interrompere la conversazione per dire “assaggia questo”. Che ti fanno tornare più volte con la forchetta su una stessa cosa per capire se è davvero così buona come ti è sembrata al primo morso.

L’Abbuffata di Mare è una degustazione di mare composta da più assaggi, ognuno con una sua identità precisa. Non il classico antipasto misto di pesce già visto mille volte, non la solita sequenza di polpo, cozze e gamberetti buttati lì per riempire il piatto. Qui c’è un’idea.

Nel menu si trovano, tra gli altri, le alghe fritte con pinoli tostati, il carpaccio di pesce bianco con radicchio, miele e ragusano, la panella croccante con mousse di baccalà, fava di cacao e riduzione di lime e tè verde, il tentacolo di polpo scottato con crema di patate affumicate e menta, la mazzancolla fritta con maionese al caffè e il macco di fave con cozze, borragine selvatica e datterino.

Già letto così, si capisce che non è un antipasto banale.

Ma quello che mi è piaciuto davvero è che, nonostante la complessità degli abbinamenti, ogni assaggio aveva un senso. Non c’era la sensazione del “mettiamo insieme ingredienti strani così sembra gourmet”. C’era equilibrio. C’era Sicilia. C’era gioco, ma anche sostanza.

I nostri preferiti?

I finti macaron e la mazzancolla.

I finti macarosono stati una delle cose più buone dell’antipasto. Croccanti, saporiti, con quella mousse di baccalà che dava profondità senza diventare pesante. Un boccone intelligente, ma soprattutto buonissimo.

La mazzancolla, poi, era perfetta. Fritta bene, asciutta, golosa, con quella maionese al caffè che poteva sembrare un azzardo e invece funzionava. Il caffè non copriva, non invadeva, non diventava una stranezza fine a se stessa. Dava un’ombra aromatica, un retrogusto più adulto, una nota che restava.

Mia mamma, che come dicevo è severissima, era sinceramente colpita.

La caponata: quando l’equilibrio fa la differenza

Abbiamo diviso anche la caponata.

E anche qui: una bomba.

La caponata è uno di quei piatti che sembrano semplici solo a chi non la conosce davvero. In realtà è difficilissima da fare bene. Perché deve essere agrodolce, sì, ma non stucchevole. Ricca, ma non pesante. Morbida, ma non disfatta. Deve avere carattere, ma anche misura.

Qui era perfettamente equilibrata.

I Ghioza Siciliani: uno dei primi ripieni più buoni della mia vita

Come primo, io ho preso i Ghioza Siciliani.

E qui devo aprire una parentesi personale.

Io amo tantissimo i gyoza. Li amo da quando vivevo a Milano e la tappa in Paolo Sarpi era praticamente obbligatoria ogni settimana. Per me i gyoza sono una di quelle cose che hanno il potere di mettermi immediatamente di buon umore: il contrasto tra la parte morbida e quella leggermente croccante, il ripieno caldo, il boccone piccolo ma pieno, quella sensazione di comfort food orientale che però non stanca mai.

Quindi quando ho letto “Ghioza Siciliani” sul menu, non potevo non provarli.

E ho fatto benissimo.

Nel piatto arrivano questi ravioli croccanti con ricotta, serviti su crema di patate, con tartare di gambero rosso di Mazara, pepe nero e scaglie di tartufo nero.

Già l’idea è bellissima: prendere il formato mentale del gyoza e portarlo completamente in Sicilia. Non una copia del piatto asiatico, non un gyoza “italianizzato” in modo pigro, ma una vera reinterpretazione.

E il risultato, per me, è stato favoloso.

Uno dei piatti di pasta ripiena migliori della mia vita.

Lo so, è una frase forte. Ma la penso davvero.

La parte esterna aveva quella consistenza che amo: croccante dove serviva, sottile, piacevole al morso. Il ripieno di ricotta era morbido, avvolgente, ma non pesante. La crema di patate sotto dava dolcezza e comfort. Il gambero rosso di Mazara portava freschezza, mare, intensità. Il pepe nero e il tartufo aggiungevano profondità senza togliere spazio al resto.

Era un piatto ricco, ma non confuso.

Mi ha fatto pensare a Milano, a Sarpi, alle mie settimane di allora. Ma mi ha riportata subito in Sicilia, a Marina di Ragusa, seduta al tavolo con mia mamma, in un ristorante che pensavo di conoscere e che invece continuava a sorprendermi.

L’agnello alla scottadito di mia mamma

Mia mamma, invece, ha preso l’agnello alla scottadito.

Lo so: poco da mare.

Ma mia mamma è così. Se una cosa le piace, le piace. E non è che perché siamo a Marina di Ragusa dobbiamo per forza mangiare solo pesce dall’inizio alla fine.

L’agnello alla scottadito è un piatto molto più diretto rispetto ai Ghioza Siciliani. Meno costruito, meno sorprendente sulla carta, più immediato.

Servizio, atmosfera e rapporto qualità-prezzo

Una cosa che voglio dire, perché per me fa sempre la differenza: sono stati tutti gentilissimi.

Accoglienti, disponibili, presenti senza essere invadenti.

E questa è una cosa che, in un ristorante, noto tantissimo. Il servizio può cambiare completamente la percezione di una cena. Puoi mangiare bene, ma se ti senti trattata con sufficienza o se hai la sensazione di dare fastidio, qualcosa si rompe.

L’atmosfera è stata piacevole dall’inizio alla fine. Il locale, come dicevo, è elegante senza essere eccessivo. Curato, ma non rigido. Rinnovato, ma non finto. Si sta bene.

E poi il rapporto qualità-prezzo, secondo me, è onestissimo.

Soprattutto considerando la cura dei piatti, la qualità delle materie prime, la quantità di lavoro dietro certe preparazioni e il fatto che siamo comunque in una località di mare molto frequentata come Marina di Ragusa.

Non è una cosa scontata.

Negli ultimi anni mangiare fuori, soprattutto in posti turistici o semi-turistici, è diventato spesso complicato. Conti sempre più alti, esperienze non sempre all’altezza, piatti che promettono molto e mantengono poco. Qui, invece, la sensazione è stata quella di un prezzo giusto per un’esperienza bella, curata e soddisfacente.

Perché tornerei a L’Abbuffata

Tornerei a L’Abbuffata perché mi piacciono i posti che sanno cambiare.

Mi piacciono i locali storici che non si limitano a vivere di rendita, ma provano a fare un passo avanti. Mi piace quando un ristorante ha una memoria, ma non ne resta prigioniero. Mi piace quando posso ritrovare la pizza che ricordavo e, allo stesso tempo, scoprire un piatto come i Ghioza Siciliani.

Tornerei perché L’Abbuffata è stato, per me, prima un ricordo, poi una sorpresa, poi una conferma.

E questa non è una traiettoria facile.

Ci sono posti dell’infanzia o delle vacanze che è meglio lasciare nella memoria, perché quando ci torni ti accorgi che non sono più all’altezza di quello che ricordavi. Oppure, semplicemente, sei cambiata tu e quel posto non ti parla più.

Qui mi è successa una cosa diversa.

Sono tornata pensando di conoscere già la storia, e invece ho scoperto un nuovo capitolo.

Prima con Ale, quando ero andata per una pizza e avevo trovato un locale trasformato. Poi con mia mamma, quando sono tornata per provare la cucina e ho trovato piatti che mi hanno davvero colpita.

E c’è una cosa che mi piace ancora di più: nonostante il rinnovamento, non ho avuto la sensazione di un posto che cerca di sembrare quello che non è. L’Abbuffata resta L’Abbuffata. Solo con una consapevolezza diversa.

Dove mangiare a Marina di Ragusa: L’Abbuffata vale la visita?

Per me sì.

Se siete a Marina di Ragusa e cercate un ristorante dove mangiare bene, L’Abbuffata è assolutamente un posto da considerare.

Ci andrei per una cena in famiglia, per una pizza fatta bene, per provare una cucina siciliana più contemporanea, per condividere antipasti e assaggi, per portare qualcuno che ama mangiare ma non si accontenta della solita proposta turistica.

Lo consiglierei soprattutto a chi, come me, ama i posti che hanno una storia ma non smettono di evolversi.

E se andate, io vi direi di provare l’Abbuffata di Mare, la caponata e i Ghioza Siciliani. Poi magari fatemi sapere se anche voi vi innamorate dei finti macaron e della mazzancolla, perché io ci sto ancora pensando.

L’Abbuffata per me è questo: un ristorante storico di Marina di Ragusa che pensavo di conoscere, ma che è riuscito a sorprendermi. Un posto che ha tenuto qualcosa del passato, ma ha scelto di non restare fermo lì. Un locale dove il pane e olio iniziale ti riporta a casa, e un piatto di ravioli siciliani ti fa venire voglia di tornare.

E sì, se siete a Marina di Ragusa, andateci.

Magari non solo per la pizza, anche se la pizza merita.

 

  • Share

0 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail rimane anonimo