Riprendere in mano i propri spazi (anche quando sembra di essere fuori tempo massimo)

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Sto scrivendo questo post oggi, 18 gennaio.
Oggi ho pubblicato un contenuto su Instagram.
E oggi ho anche programmato altri post per il blog, che quando leggerai queste parole saranno già usciti (il 19 e il 21).

Lo so: per capirci qualcosa servirebbe il giratempo di Hermione.
Ma te lo dico subito, così mettiamo ordine: ci sto provando.

Sto cercando di riprendere in mano i miei social.
Sto cercando di tornare a scrivere con continuità sul blog.
E no, non è una cosa che mi riesce naturale, semplice o fluida come magari sembrava una volta.

Anzi.

La verità è che tornare a occupare i propri spazi, dopo un periodo di silenzio o di presenza a intermittenza, è una delle cose più faticose che ci siano.
Soprattutto quando quei social, quella scrittura, quel “metterci la faccia” non sono solo un hobby, ma anche il tuo lavoro.

Quando la creatività la usi per gli altri (e per te ne resta poca)

Il primo motivo per cui faccio fatica è questo:
io la creatività la uso tutto il giorno, ma spesso non per me.

Scrivo per clienti.
Penso strategie.
Metto ordine nei contenuti degli altri, riscrivo caption, studio identità visive (mai da sola!).
Trovo parole, immagini, direzioni per brand che non sono miei.

E attenzione: non è una lamentela. È il mio lavoro e lo amo.
Ma succede una cosa molto concreta, molto poco poetica:
quando poi arriva il momento di scrivere per me, la creatività è stanca.

È come avere ancora qualcosa da dire, ma dover scavare un po’ di più per arrivarci.
E a volte quel “un po’ di più” è sufficiente per rimandare.
Un giorno.
Poi un altro.
Poi passa una settimana e poi niente raga il blog ha fatto le ragnatele.

La paura di essere fuori tempo massimo

Poi c’è una paura più subdola, quella che non dici subito ad alta voce perché ti sembra ancora peggio dirla che pensarla e ti senti ancora piu sfigata ad esternarla.
Ma non lo è.

Ho paura di essere fuori tempo massimo.

Ho paura che il mio modo di scrivere, di raccontarmi, di stare online sia rimasto indietro rispetto a quello che funziona adesso.
Che mentre tutti parlano velocissimo, fanno video perfetti, trend, format, io sia ancora qui con i miei pensieri lunghi, le frasi che hanno bisogno di spazio, i blog post da 800 parole.

Mi guardo intorno e mi sento un po’… sfigata.

Non perché gli altri siano “meglio”, non voglio manco fare la vittima perché davvero non è un atteggiamento che mi appartiene e men che meno in un contesto frivolo (almeno per come lo vivo/voglio vivere io) come questo.
Ma perché sembrano più a loro agio.
Più sicuri.
Più dentro al ritmo giusto.

E invece io sono qui che mi chiedo se abbia ancora senso fermarsi a scrivere, a spiegare, a raccontare i processi e non solo i risultati.

La fatica di prendersi spazio (davvero)

Il punto però è forse questo, più di tutti:
faccio fatica a prendermi spazio per me stessa.

Non a lavorare.
Non a rispettare le scadenze e a portarmi avanti sulla lista delle cose dafare.
Non a essere affidabile, costante, presente quando c’è qualcuno che mi aspetta.

Faccio fatica quando quello spazio dovrei concedermelo io.
Quando non c’è nessun brief.
Nessuna consegna.
Nessun “mi serve entro domani ma se riesci subito meglio” (vi voglio bene clienti rompiscatole giuro)

Scrivere per me significa espormi, in qualche modo.

Ed è molto più facile rimandare che provarci.

Eppure lo sto facendo lo stesso

Ed è qui che entra in gioco una cosa importante, che voglio lasciare scritta nero su bianco:
nonostante tutto questo, lo sto facendo lo stesso.

Sto scrivendo oggi.
Ho pubblicato oggi.
Ho programmato altri post.
Sto rimettendo in moto il blog, anche se con un po’ di fatica, anche se a volte mi sembra di trascinarmi, anche se mi dico “ma alla gente cosa gliene frega”.

Non perché io sia improvvisamente diventata disciplinata, illuminata o super motivata.
Ma perché ho capito una cosa semplice:
aspettare il momento giusto, quello in cui ti senti “pronta”, spesso significa non partire mai.

Non l’ho capito da sola, ve lo dico chiaramente. Ho fatto una chiamata con Sara che ammiro come creator, come SMM, ma soprattutto come persona e diciamo che il riassunto è stato “fallo e basta”.

Non è un ritorno trionfale

Questo non è un post per dire “eccomi, sono tornata”.
Non è un rebranding.

È più un: ci sono ancora, spero di essere costante.

E forse è proprio questo il punto che mi interessa raccontare, oggi.
Che si può tornare a scrivere, a pubblicare, a prendersi spazio anche se non siamo cool.

E va bene così.

1 Comments

  1. Laura says:

    ciao! a me piace tanto il tuo modo di scrivere, sono abituata a leggere le tue recensioni da anni e apprezzo il tuo stile, che si evolve ma rimane sempre riconoscibile. Grazie! Bentornata nel blog

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