Ci ho messo quasi cinque anni.
Cinque anni di appuntamenti fissi, di “quando riesco a incastrarlo?”, di colori scelti in fretta tra una call e l’altra, di ricrescita da nascondere, di mani sempre “a posto”. Cinque anni in cui il semipermanente è diventato una costante silenziosa, una di quelle cose che non metti in discussione. Come se fosse semplicemente… normale.
E poi, un giorno, ho tolto tutto.
E no, non è stato solo un gesto estetico.
Il momento in cui ho smesso di riconoscermi
Non c’è stato un momento preciso. Più una sensazione che si è fatta spazio piano piano.
Guardavo le mie mani e le vedevo davvero belle e ok solo per tre giorni perché poi…
C’era sempre qualcosa da fare:
- prendere appuntamento
- scegliere il colore
- pensare a quando rifarlo
- evitare che si rovinasse
- controllare la ricrescita che su di me è micidiale
Una manutenzione continua, una perdita di tempo che a un certo punto mi è sembrata enorme. Una di quelle cose che non pesano davvero… finché non smetti.
E lì ho iniziato a chiedermi: ma se non lo facessi più?
Essere presentabili (secondo chi?)
Questa è la parte più difficile da raccontare senza sembrare retorica, ma ci provo lo stesso.
Perché la verità è che, da donne, abbiamo interiorizzato una quantità enorme di regole invisibili su cosa significhi “essere a posto”.
Le unghie sono solo una delle tante:
- capelli sempre in ordine (e devo iniziare a fare la tinta)
- pelle curata
- sopracciglia definite
- niente peli fuori posto
- mani curate (ma non troppo)
E attenzione: non è che queste cose siano sbagliate.
Il punto è quando smettono di essere una scelta e diventano uno standard.
Quando non ti chiedi più se vuoi farle, ma semplicemente le fai perché “si fa così”.
Il lusso di essere sé stesse
La verità è che, a volte, essere sé stesse è un lusso.
Perché richiede di uscire da uno schema che è comodo, condiviso, rassicurante.
Richiede di accettare che magari:
- non sembri sempre “in ordine”
- non rispecchi sempre l’idea di cura che gli altri si aspettano
- non ti senti sempre al 100% a posto
Ma allo stesso tempo ti restituisce qualcosa.
Tempo.
Spazio mentale.
Leggerezza.
Non è una scelta definitiva (e va bene così)
Non sto dicendo che non rifarò mai più il semipermanente.
Magari tra un mese mi verrà voglia di avere di nuovo le unghie rosse, perfette, lucide. E andrà benissimo così.
La differenza, spero, è che sarà una scelta.
E se provassimo a chiederci perché?
Non solo per le unghie.
Ma per tutte quelle cose che facciamo senza più domandarci da dove arrivino.
- Lo faccio perché mi piace?
- Lo faccio perché mi fa sentire bene?
- O lo faccio perché mi hanno insegnato che è così che si fa?
Non c’è una risposta giusta.
Ma forse la domanda è utile.

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