Costanza o accanimento?

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Da preadolescente ero molto disordinata e molto pigra.

Poi qualcosa è cambiato e sono diventata molto disciplinata, in qualunque cosa io decida di fare. Nonostante la maggior parte della mia vita ormai sia trascorsa cosi, con me che mi faccio liste di cose da fare e che le rispetto ogni giorno, dentro di me sono ancora convinta di essere pigra e disordinata.

Poi figuratevi che abbiamo lasciato dei cartoni a casa senza averli buttati prima di partire e ci penso ogni tre ore come se fosse un crimine da punire con l’ergastolo.

Ok, questa introduzione forse la giro a uno psicologo.

Oggi volevo parlarvi di un tema a cui penso spesso, la differenza tra costanza e accanimento. Non la differenza in senso letterale, per quello ci sono i dizionari o più probabilmente google. Da quanto tempo non prendete in mano un dizionario? Io tanto, tantissimo.

Vi ho già parlato della costanza in ambito di allenamento/dieta, qualche mese fa.

Mi rendo conto però che rimane un qualcosa che mi segue, in ogni ambito della mia vita. Dipende dal fatto che mi sembra di forzarmi nel fare delle cose ma senza pensare che forse semplicemente per arrivare a un risultato che ci piaccia dobbiamo per forza fare fatica, anche se per un tot siamo frustrati e ci sembra di non andare da nessuna parte.

Io se mi fermo e tolgo la parte di autocritica mi rendo conto che si, sto andando da qualche parte. Sto andando in un sacco di parti in realtà, sto facendo cose che non avrei mai sognato, ogni giorno.

Questo mio sentirmi cosi dipende dal mio carattere? Dalle stelle? Dalla naturale e inevitabile condizione di insoddisfazione della vita umana?

Non lo so, so che vorrei riuscire a godermi meglio il percorso qualsiasi esso sia, senza pensare che il risultato arriverà in ritardo secondo una personalissima tabella che mi faccio da sola e che non rispetto mai, pensando di essere in ritardo se non sono in anticipo.

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