n.b. la foto non c’entra niente ma è la mia preferita di quest’estate, grazie Emma.
Quest’estate non è andata come mi aspettavo.
Anzi, a dirla tutta, non è andata nemmeno lontanamente come l’avevo immaginata. Avevo un’idea precisa di come sarebbero dovuti scorrere i giorni: lineari, luminosi, leggeri. E invece, come spesso succede, la vita ha deciso di mescolare le carte e di presentarmi un mazzo completamente diverso. O insomma, se c’è un Dio ti guarda e ti ride in faccia.
Sono successe tantissime cose inaspettate. Alcune mi hanno scombussolata, altre mi hanno fatto soffrire, altre ancora mi hanno semplicemente spiazzata. A volte mi sono sentita come se stessi rincorrendo un’estate che non sarebbe mai arrivata, dei giorni su cui speravo e puntavo da mesi.
Poi, piano piano, ho iniziato a guardare meglio. A fermarmi un attimo, a riguardare indietro. E mi sono accorta che, in mezzo al caos e nelle difficoltà, c’erano stati anche momenti meravigliosi. Forse non erano quelli che avevo messo in agenda, ma c’erano stati. Sono andata a dei concerti bellissimi, di quelli che ti restano addosso per giorni, che ti fanno sentire viva, che ti ricordano perché ami la musica. Ho pianto per il 70% del concerto di Brunori Sas, con dei signori che mi guardavano con un certo imbarazzo, ho cantato da Kendrick Lamar, ho guardato gli anziani ballare scatenati davanti a Mimmo Cavallaro -si, lo inserisco tra i cantanti di quest’estate-.
Ho conosciuto persone nuove, con cui ho amato passare del tempo. Ho passato tempo con persone che ho imparato ad amaro, quelle che ti fanno sentire a casa anche quando intorno a te tutto sembra muoversi troppo in fretta e ti manca tantissimo casa.
Ed è lì che ho capito quanto sia difficile ridimensionare le proprie aspettative.
Perché quando immagini qualcosa, quando costruisci un film nella tua testa, rinunciare a quella sceneggiatura li, a quel reel di recap che già hai preparato è quasi un lutto. Ci vuole tempo per accettare che le cose non siano andate come volevi. Ci vuole pazienza per accorgerti che, se guardi meglio, alla fine mica non è stata cosi male..
Quest’estate non è stata l’estate che volevo. Ma forse è stata quella che mi serviva.
Mi ha insegnato, ancora una volta, che la vita non segue le mie scalette, che non posso controllare tutto.
L’ho detto mille volte: è un periodo impegnativo. Non vi racconto nel dettaglio cosa sia successo e cosa sta succedendo non perché voglio la fare la misteriosa ma perché ho rispetto di chi mi sta vicino e non mi va di condividere cose che non toccano solo me.
Un periodo impegnativo anche perché mannaggia quanto è difficile riuscire a conciliare le difficoltà con le cose bellissime, non sentirsi in colpa per quanto di positivo succede se dall’altro lato sembrano cambiare in conteinuazione le carte.
Non è stata l’estate che aspettavo ma è stata bella, esattamente cosi.

sei luce ✨