Ciao, come stai?
Quando me lo chiedono io non so mai bene come rispondere. Perché dire “bene” mi sembra una bugia, dire “male” mi sembra una bugia tanto quanto.
Perché sto vivendo questi mesi che ormai si avvicinano precipitosamente all’anno che sono pieni, pienissimi. Mesi non semplici, mesi pieni di eventi complicati tutti insieme, mesi anche discretamente di merda.
Mesi anche in cui ho fatto tantissime cose belle, ottenuto bei risultati.
Che poi, se uno ti chiede come stai, forse vuole dirti come sta lui. O forse è una convenzione sociale ed è un ciaocomestai che in realtà è da togliersi di mezzo prima che ti scarichi addosso un bel carico di merda.
Io sto che faccio cose belle, tante. Ma che affronto anche cose difficili, altrettante.
E continuo a trascurare le cose che fanno stare bene ME e basta e questo è il motivo per cui scrivere questo post mentre vedo le notifiche che si accumulano sul telefono mi fa venire la tachicardia, perché mi sembra sempre di non fare abbastanza e questi tre minuti che ho rubato per me, per una cosa che non serve, mi sembrano un peccato mortale.

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