Quest'anno per una collaborazione lavorativa -molto divertente!- ho dovuto guardare le partite dell'Italia dell'Europeo di calcio.

Non sono una grandissima appassionata di calcio ma mi è piaciuto guardare ogni partita e mi ci sono appassionata sempre di più, vivendola come se fosse una questione di vita o di morte verso la fine.

Se mi seguite da un po’ sapete che ho un background etnico misto, con un papà indiano cresciuto a londra (ma nato in uganda) e una mamma italiana cresciuta in australia. Vi ho raccontato sia qui che sui social di qualche episodio poco piacevole che mi ha portata a non sentirmi troppo connessa con il paese in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita, l’Italia.

Qualche giorno fa mi è arrivato un messaggio che mi chiedeva di che origini fossi, quale fosse la mia nazionalità. Non mi sono offesa, non erano insulti e posso capire che sia una curiosità legittima data la mia faccia e il mio nome.

Ne ho parlato su twitter e c’è stata una divisione tra chi capiva perché la cosa potesse avermi lasciata un po’ spiazzata e chi mi diceva che oh, alla fine è una domanda come un’altra.

Io parlo in italiano -con poca attenzione per la punteggiatura quando scrivo ma quella è un’altra storia-, sono cresciuta in italia e mi sono emozionata alla semifinale contro la spagna come se stessi giocando io.

Ripeto, capisco che sentire il mio nome non tipicamente italiano e vedermi con mio padre possa portare a delle domande, forse perché io non le farei mai a qualcun altro perché DAL MIO PUNTO DI VISTA sono cose che riguardano uno sconosciuto mi sembrano un po’ fuori luogo.

Il fatto è che non sono più se non mi sento italiana perché mi sento altro o perché quando dico “sono italiana” non mi piacciono le facce delle persone a cui lo dico e quindi preferisco dire no, non lo so cosa sono.

Poi arrivano le Olimpiadi, con etnie che rappresentano paesi che non sono quelli di origine dei loro nonni ma lo fanno con un orgoglio e con un entusiasmo che non mi farebbe MAI nella vita anche solo pensare “mmmh, ma quest* atlet* dovrebbe rappresentare il suo paese di ORIGINE”.

Quindi sono qui, tornata a vivere in Italia ma senza essere sicura di riuscire a dire tranquillamente sì sono italiana.

Mi rendo conto che sicuramente mi faccio troppi problemi (ma in generale nella vita proprio!) però ecco, vorrei sentirmi libera di esultare per un oro senza sentirmi fuori luogo.

Capisco la vostra reazione possa essere di dirmi di fregarmene ma vi chiedo di avere pazienza, immagino possano sembrare cose molto stupide ma solo se avete la fortuna di non averle mai vissute.

Il punto non è lo sport, è qualcosa di più grande che è spesso un sottofondo delle giornate di chi ha la pelle un po’ più scura, il taglio degli occhi diverso, qualche y o x nel nome e si sentirà sempre rispondere “Sì, ma di dove sei?” dopo aver detto “Sono italiano”.