Come tantissime ragazze della mia generazione sono cresciuta -anche- con i libri di Bianca Pitzorno.
Li ho sempre amati tantissimo e non vi nascondo di averli riletti anche da relativamente poco tempo.
Amo il suo modo di scrivere, i personaggi forti che crea. Mi hanno sempre fatto compagnia e li ritengo veramente dei capolavori.
Quando è uscito Il Sogno della Macchina da Cucire continuavo a ripromettermi di riprenderlo senza poi farlo però.
Un giorno durante un attacco di panico bello fastidioso mi sono infilata in libreria a cercare di ricominciare a respirare bene e ho preso due libri senza pensarci troppo, uno era proprio questo.
Parte dalla storia di una sartina di paese che impara il mestiere dalla nonna ma si sviluppa con tutte le storie del paese in cui vive.
Ogni capitolo racconta storie delle famiglie del paese, dalla più divertente a quella che vi strapperà il cuore.
La sartina protagonista è una donna estremamente simile ai personaggi femminili forti a cui ci ha abituata l'autrice, adattata al contesto in cui vive.
Lo stile è quello della Pitzorno, estremamente scorrevole e piacevole da leggere.
È coinvolgente, mai noioso, dolce.
Il tema di sottofondo del cucito, delle macchine da cucire, dei tessuti, è semplicemente perfetto secondo me.
L'unico "appunto" che posso fare è che avrei voluto che fosse molto più lungo per seguire tutte le vicende della protagonista per anni e per scoprire di più su tutti i personaggi di contorno.
Consigliato!