“We create a machine with intelligence and self-awareness and push it out into our imperfect world. Devised along generally rational lines, well disposed to others, such a mind soon finds itself in a hurricane of contradictions. We’ve lived with them and the list wearies us. Millions dying of diseases we know how to cure. Millions living in poverty when there’s enough to go around. We degrade the biosphere when we know it’s our only home. We threaten each other with nuclear weapons when we know where it could lead. We love living things but we permit a mass extinction of species. And all the rest – genocide, torture, enslavement, domestic murder, child abuse, school shootings, rape and scores of daily outrages.”

Machines like me di Ian McEwan.
I romanzi distopici mi piacciono sempre tantissimo e oggi vi parlo dell'ultimo che ho letto.
Ian McEwan è un autore che apprezzo moltissimo in generale, da Sabato ad Espiazione con altri romanzi in mezzo.
Machines like me è ambientato nell'Inghilterra del 1982 ma con un contesto storico molto diverso a quello che effettivamente si è verificato.
Le Falkland sono diventate Las Malvinas, Alan Turing è ancora vivo e l'innovazione tecnologica è arrivata ad un livello inimmaginabile per noi nel 2020.
Il protagonista Charlie ha una discreta cifra da parte che decide di investire nell'acquisto di uno dei primi robot che sembrano riprodurre quasi totalmente gli esseri umani.
Persone artificiali estremamente intelligenti -ovviamente-, a cui il proprietario può scegliere di dare una personalità definita scegliendone ogni caratteristica.
Non l'argomento più originale del mondo della fantascienza lo so benissimo ma uno che mi piace sempre moltissimo.
Lo sviluppo della trama è estremamente interessante, triangolo amoroso incluso, ma quel che più ho apprezzato sono delle riflessioni che ai  fini della storia servono relativamente.
Il ruolo della coscienza, la casualità nella storia, l'intelligenza artificiale. 
La capacità di McEwan di raccontare una storia è immensa, mi sono immersa nelle vite dei protagonisti con immenso piacere.
Mi è piaciuto molto immaginare un'Inghilterra diversa se solo alcune cose fossero andate diversamente e non vi nego che la presenza di Turing tra i personaggi è stata da me molto apprezzata.
Un romanzo cupo, molto intimo e riflessivo.
Avrei voluto approfondisse maggiormente alcune questioni legate ai protagonisti umani del romanzo ma mi rendo anche conto che non fosse proprio il punto della storia.
Lo posso considerare una lettura da vacanza nella misura in cui è così coinvolgente che avere diverse ore libere davanti per poterlo leggere tutto d'un fiato è la cosa migliore che si possa fare.