A settembre il mio blog ha compiuto sei anni.
Nel lontano 2011 c'erano già diversi blog di beauty italiani, non una marea ma c'erano. Si guadagnava già con questo magico mondo ma non così tanto e non così in tante e instagram, già nato, non tirava così tanto come ora da noi.
A me scrivere è sempre piaciuto, mettermi male l'eyeliner anche.
Condividere sul web qualche foto brutta e qualche pensiero poco in ordine mi è sembrata un'ottima idea.
Ho iniziato scrivendo solo in inglese, non sapevo neanche esistesse una beauty community in Italia.
Poi l'ho scoperta e mi ha donato tantissimo, delle amiche per cui darei il braccio su cui faccio gli swatch, delle collaborazioni con delle aziende che oltre ai PRODOTTI GRATIS mi hanno fatta sentire brava in qualcosa, cosa che qualche anno fa succedeva meno di ora.
Potrei parlare per ore e ore di quel che penso della community ora, potrei insegnarvi la mia assoluta verità, mettervi gli screen delle conversazioni con le mie amiche. Però non mi va di annoiarvi a morte e quindi vi parlo della mia piccola esperienza.
Ho iniziato, come vi dicevo, in inglese. Una volta scoperta la community italiana ho iniziato a scrivere in entrambe le lingue.
A commentare blog del paese in cui vivevo. I bei tempi in cui i post avevano sessanta commenti, in un circolo vizioso di comment for comment -anche se non dichiarato, però dai bellezze ci sentivamo tutte in dovere di ricambiare un commento solo anche per quanto eravamo grate di aver ricevuto una mail di notifica-.
Ho iniziato a collaborare con le aziende, con qualche brutta esperienza di pr che tirava fuori condizioni prima non nominate.
A posteriori capisco che forse sono stata ingenua a non chiedere specifiche io però pazienza, si impara.
Intanto i blog beauty sono esplosi, ne nascevano veramente tantissimi ogni giorno. Lo so che sembro nonno Simpson (cit) con questi racconti ma sei anni in termini di internet sono circa quarantuno anni reali.
Il fenomeno del sub4sub è degenerato, l'accattonaggio alle aziende anche. I consumatori hanno iniziato a odiare le blogger che parlano bene dei prodotti solo perché li ricevono gratis -e lo fanno ancora, palette Nabla anyone?- mettendoci tutte in un grande calderone e senza distinguere chi invece vuole solo parlare di una passione.
Polemiche più finite tra blogger per cose serie e meno serie, aziende che scelgono la blogger sbagliata -ma secondo chi poi?- per farsi pubblicità o che ripudiano le blogger creando ancora più malcontento.
Le cose si sono incasinate ancora di più con i soldi. I post sponsorizzati, il product placement nei video e sui social.
Parliamoci chiaro: per me guadagnare con il blog o con i social è una figata. Quando vedo ragazzi che promuovono un prodotto o un servizio con eleganza e dichiarandolo ho gli occhi a cuore.
Quando vedo blogger che vivono alla grande e fanno super viaggi sono felice per loro, fanno una cosa che amano e riescono a viverci.
Io stessa ho fatto dei post sponsorizzati, sempre dicendolo. Di alcuni mi sono pentita, condizioni stupide e compensi veramente ridicoli per uno sbattimento non da poco che onestamente non rifarei mai.
Astio tra blogger, gelosie, caccia alle streghe dalla parte dei lettori, casino.
Ho la presunzione di pensare che diverse blogger non sapessero veramente come gestire la cosa. Non per cattiveria o malizia, semplicemente per ignoranza. Nel senso più vero del termine, intendiamoci.
Per me può essere scontato che -hey, mi stanno dando soldi per parlare di questa crema ma non devo comunque parlarne per forza bene fingendo che sia la mia opinione anche se mi fa schifo- ma per qualcun'altra era quasi un obbligo nei confronti dell'azienda, senza comprendere i meccanismi pubblicitari e i costi effettivi di una campagna. Qualche anno fa letto diversi scambi in cui le blogger si sentivano "in ansia" di dover per forza parlar bene di un prodotto inviato. 
Intanto sono cresciuti esponenzialmente i social.
I gruppi su facebook in tema beauty ormai neanche si contano. Io sono iscritta ad alcuni e li trovo molto utili, il confronto in generale può aiutare parecchio così come la condivisione di esperienze.
Altri, boh.
Ci """rimango male"" quando si chiede uno swatch e vengono postate dieci foto sfocate, senza pensare a cercare su google per trovare magari post scritti con un sacco di impegno. O magari neanche tantissimo però ecco, magari con due foto almeno a fuoco.
Intendiamoci: la condivisione è bella. Aiutarsi come se si fosse tra amiche anche.
Però non capisco perché non fare uno sforzo in più e digitale qualche lettera in un motore di ricerca, tante volte mi sembra che ci sia più che altro tanta pigrizia.
Insomma, un conto è chiedere uno swatch di Russian Red di MAC, cosa che potete davvero trovare facile e in hd su google, un altro è chiedere magari di vedere russian red su una ragazza dalla carnagione chiara che sia di una stagione armocromatica x -se qualcuno decidesse di analizzarmi sarei grata ma sappiate che non mollo i vestiti neri- con i capelli biondi e gli occhi verdi e nocciola o che ne so.
Non capisco perché alcuni gruppi facebook diventino covo di odio per le blogger che ricevono prodotti ma non capisco la cattiveria gratuita in generale.
Che se è legittimo domandarsi cosa ci sia dietro la strategia di marketing di un brand non lo è certo insultare una persona, per quanto questa possa essere odiosa.
E poi c'è instagram.
Instagram che io amo di cuore per mille motivi. Instagram che mi ha fatto crescere a livello di numeri anche su facebook e sul blog stesso, specialmente da quando ci sono le storie e condivido un po' di più della mia vita.
Instagram che è il primo social che apro alla mattina.
Instagram su cui però si diventa *famosi* -anche- con degli ottimi gruppi di scambio like e follow su telegram -ma davvero? se non avete un brand davvero avete bisogno di sentirvi meglio con qualche migliaia di follower in più?- e per cui potete comprare ottimi pacchetti di account che vi segue. 
Instagram per cui bastano diecimila follower anche fake per attirare l'attenzione delle aziende -con gente che evidentemente non ha bene idea di come funzionino i nuovi media, lasciatemelo dire- e ricevere ROBA.
E quindi via, ancora più odio da parte di chi non è nel meccanismo e si chiede perché la blogger(/vlogger/instagrammer/lifelover/stocazzo con foto brutte e che neanche sa scrivere in italiano ma si ostina a scrivere anche in inglese) riceva vagonate di prodotti e non dichiari le sponsorizzazioni. 
Oltre a questo schifoso meccanismo vi confesso una dura verità: la gente è pigra.
Sono pigre le persone che si alzano da tavola e non rimettono a posto le sedie, quelle che lasciano la porta aperta dietro di loro.
Nel nostro caso, sono pigre le persone che preferiscono un video di ventitré secondi su instagram per recensire un prodotto o leggere due righe di Amazing! I love it! Buy it! Use my discount code! a un post di recensioni almeno ragionato. 
Io capisco che il tempo è poco, davvero. Ne ho poco anche io, credetemi! Però ecco, non penso che il tempo che prima i lettori dedicavano ai blog sia ora caduto in un fosso.
Tutto questo casino ha fatto sì che tanti blog chiudessero, presi dallo sconforto per le visite che calano  -male- o perché ci si è resi conto che non si fanno i soldi facili usando wordpress e basta -meglio-.
Io ho avuto dei mesi piuttosto intensi nella mia vita come ormai sapete tutti e ho postato in modo meno costante qui su Drama&Makeup.
Sono cresciuta tanto sui social, come dicevo prima, e sempre con buona interazione. Le visite ai post, invece, sono calate tanto.
Ci sono rimasta male? Sì!
A me instagram piace tanto ma mi piace sempre di più scrivere e quindi rendermi conto di come un post secondo me interessante e utile venga ignorato non mi fa piacere.
Mi sono fatta mille domande, ho cercato di aggiustare il tiro e di correggere quel che pensavo potesse essere sbagliato. 
Io dal blog non ci voglio fare i soldi. Non perché ritengo sia sbagliato, attenzione! Però ho un lavoro che mi piace da morire e conto di riuscire a rifarmi le tette con quello. A meno che un chirurgo plastico non voglia essere sponsorizzato dal mio fantastico account instagram, in quel caso ci potrei pensare.
Credo però sia normale desiderare un riconoscimento per una cosa in cui ci si impegna, no? E i commenti, mi mancano i commenti.
Non credo che il -beauty- blogging sia totalmente morto, onestamente. È cambiato, sì. Diverse beauty youtuber hanno aperto i loro blog, spesso veramente poco curati ma che hanno inevitabilmente più visite di quante io probabilmente abbia mai avuto anche al mio picco.
Meno tempo, meno voglia, mille altre strade che spiegano le cose magari in maniera più accattivante e dinamica.
Però.
Io il blog non riesco a mollarlo, anche se ho meno tempo. Anche se scrivo un po' di meno di beauty e più della mia vita -e vi piace di più, li vedo i numeri!-. 
Torneranno di moda? I social saranno troppo mainstream e gli hipster riprenderanno a bloggare mangiando avocado e salmone?
Chi lo sa! Io continuo a leggere e scoprire blog nuovi -anzi linkatemene se ne conoscete di giovani!- e non smetto di scrivere.
Non smetto perché mi piace e perché i commenti ci sono. Non sono sessanta -di cui trenta alla fine erano: bellissimo! passa da me! ammettiamolo- ma va bene.
Mi commentate i post che metto qui su instagram e va benissimo uguale.
Insomma, sei anni dopo. Continuo ad amare questo posto, continuo ad avere lo schifo per certe dinamiche. Però non mi lamento troppo e non penso vi libererete di me molto presto.
Non vedo l'ora di parlarvi dei prodotti beauty indispensabili per la menopausa tra qualche decina d'anni.